Si scoprono cose curiose, girovagando per la sterminata Rete, senza neanche doversi scomodare troppo: basta dare un’occhiata al sito della Facoltà di Economia dell’Università di Torino!

Balza agli occhi, infatti, un riquadro, nella parte destra dello schermo, in cui campeggia la scritta SONDAGGIO.
Si scorre la pagina e si legge:

Carpe diem (quam minimum credula postero): chi l’ha detto?

Ora, si potrebbero dire tante cose sulla concezione di “sondaggio” che i gestori del sito di Economia condividono, in primis si potrebbe (e dovrebbe) far notare loro che un sondaggio vero NON ha una risposta giusta e altre sbagliate, se no si chiamerebbe quiz, o, più dignitosamente, domanda di cultura più o meno generale…

Più ancora, però, sorprendono i risultati! Le opzioni di risposta, con relative percentuali di scelta, sono le seguenti:

Cicerone [14,14 %] - Catullo [19,49 %] - Orazio [42,88 %] - Seneca [23,49 %] — Votanti: 3176

E se non sorprende più di tanto che la maggioranza ci abbia preso, è più notevole che quasi la metà della gente abbia miseramente toppato, dato che la citazione è tra le più in voga sulla bocca di chiunque!

Incuriosito, sono andato a guardare quali altre perle l’iniziativa dei sondaggi mi potesse regalare!
Riporto le domande “non da sondaggio”, simili per tono a quella di cui sopra (eccezion fatta per le domande su alcune novità - neanche troppo, invero - in fatto di tecnologia, quali Wikipedia, il podcasting, OpenOffice), seguite dai risultati e dal numero di votanti.

Teorema di Rolle: quali delle seguenti ipotesi non è corretta?
f(x): [a,b]\rightarrow \mathbb{R} [24,43 %] -
f(x) \text{ continua su }[a,b] [15,53 %] -
f(x) \text{ derivabile su }[a,b] [24,43 %] -
f(a)=f(b) [35,61 %] — Votanti: 528

Chi fra questi personaggi NON ha ricevuto il Nobel per l’Economia?
Milton Friedman [1,75 %] - Enrico Fermi [26,39 %] - Gary Becker [4,07 %] - Franco Modigliani [67,78 %] — Votanti: 6062

Nel tuo corso sei contemporaneamente il 50esimo migliore e il 50esimo peggiore. Quanti studenti lo frequentano?
50 [20,04 %] - 75 [6,51 %] - 99 [43,64 %] - 100 [18,46 %] - 101 [11,35 %] — Votanti: 3304

Una gallina e mezza fa un uovo e mezzo in un giorno e mezzo. Quante uova fanno tre galline in otto giorni?
8 [29,17 %] - 16 [23,58 %] - 24 [27,98 %] - 32 [19,27 %] — Votanti: 4343

Notevole affluenza, dunque, Rolle a parte (chissà perché poi!), e vaccate dilaganti. Dico io, va bene ignorare totalmente chi sia Gary Becker, ma non si può non sapere che Fermi ci azzeccava di più con gli atomi, che con i mutui a tasso variabile (chiedo venia per la gratuità del riduttivo esempio riportato!)…
E se pure “gli ultimi saranno i primi”, come disse qualcuno, forse nelle cose del mondo continua a non funzionare così, ed è difficile essere contemporaneamente il migliore e il peggiore (vero, 20,04 % dei votanti??)!

Detto questo, onore a quanti a Economia studiano seriamente. Congetturo che l’insieme di costoro abbia intersezione nulla, o per lo meno piccola, con quello di chi si cimenta nei sondaggi (e li sbaglia)!

Andrea

L’annuncio del governo di voler rilanciare il nucleare in Italia con una tabella di marcia che prevede di porre una serie di «prime pietre» per la costruzione di alcune centrali sparse sul territorio nazionale entro cinque anni, fa seguito ad un anno in cui il tema del nucleare è stato affrontato con costanza sulla stampa, con toni spesso rassicuranti. Si è parlato di scelta inevitabile, di nucleare pulito, di sfida per la competitività e la necessaria modernizzazione del nostro Paese. Tuttavia, al di fuori dell’arena politica, il tema non sembra avere ancora scaldato gli animi più di tanto, perché giustamente le persone di buon senso stanno cercando di capire quale sia esattamente questo piano nel dettaglio e quali le conseguenze. Il percorso sarà lungo e non mancheranno le occasioni di discussione e confronto.
Non mi sembra quindi particolarmente utile e tantomeno necessario cercare di creare polemiche, dare pagelle e stabilire graduatorie su chi abbia o non abbia il diritto e i titoli per parlare. Un’informazione aperta ed circostanziata è il minimo che si possa chiedere su un tema come questo, che non è un incontro di calcio e non si esaurisce in un battito di ciglia. Sarebbe quindi meglio evitare inutili e inesistenti polemiche, oggi e in futuro.
E’ vero, io sono solo un «esperto» di fisica delle particelle e non un ingegnere nucleare. Vorrei ricordare che i premi Nobel Fermi e Wigner, i veri scopritori dell’energia nucleare, erano dei fisici come me e che alla base della fisica nucleare vi è proprio la fisica delle particelle, guarda caso. Ricordo anche che in anni non troppo lontani un finto ingegnere mi definiva un «sonoro incompetente» e un «somaro» a proposito delle centrali solari a concentrazione, che oggi si stanno costruendo in tutto il mondo, contribuendo così a fare perdere tempo prezioso e posizioni di punta al nostro sistema industriale.
Come ho detto a Torino, rispondendo ad una precisa domanda di un giornalista, ho la più grande stima di Umberto Veronesi come uomo e scienziato. Da tempo apprezzo e sostengo il suo grande impegno in difesa del ruolo della scienza nel mondo moderno e la battaglia contro l’ignoranza in campo scientifico. Non condivido tuttavia le sue posizioni sulla relativa sicurezza degli impianti nucleari attuali per l’uomo e per l’ambiente. Perché un impianto nucleare non è un oggetto statico che si costruisce e che rimane inoffensivo sul nostro territorio. Perché nessuno al mondo oggi ha risolto il problema di dove mettere le scorie radioattive a lunga vita in luoghi veramente sicuri per il tempo necessario. E perché questo nucleare non è il miglior candidato per una vasta diffusione nei Paesi in via di sviluppo. Su questi temi, è necessario andare oltre le facili affermazioni o le generiche convinzioni basate sul desiderio di emulare un vecchio modello, che ha avuto successo nel passato, ma che presenta gravi incognite per il futuro.
Se si vorranno costruire, con il consenso dei cittadini e nel quadro di un piano energetico articolato, nuove centrali nel nostro Paese, vi è ancora tantissima strada da fare e non si dovranno solo prendere decisioni economiche, politiche e sociali, ma si dovranno anche giustificare le scelte tecnologiche che ci porteranno verso un futuro migliore o segneranno invece un accrescersi delle nostre difficoltà. Da italiano e da scienziato mi auguro che ciò possa avvenire in un clima sereno, attraverso un dialogo responsabile e corretto, basato sulla trasparenza e sull’evidenza scientifica, come la delicatissima materia richiede.

Carlo Rubbia, Corriere della Sera - 31 maggio 2008

Si segnala che il finto ingegnere a cui si allude è il sig. Carlo Regis, di cui si può leggere diffusamente in questo articolo, pubblicato sempre sul Corriere nel 2005: corrieresera_enea_ingegnerefantasmabocciarubbia.
C’è da farsi qualche risata… amara, visto che autore del pezzo è l’ormai famigerato Gian Antonio Stella!…

Un grazie al neo-ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, che dall’alto delle sue competenze si premura di informarci che l’Italia avrà il suo bel futuro nucleare. Intendiamoci, non sono contrario in linea di principio, o per chissà quali motivi legati alla sicurezza: sono ben conscio che la tecnologia avanzi in modo spettacolare e riesca a colmare parecchie falle del passato, e il fatto di studiare fisica dovrebbe (in un futuro, almeno) darmi gli strumenti per essere ancora più consapevole di certi aspetti tecnici della questione.

Rimane il fatto che i problemi irrisolti riportati da Rubbia esistono eccome, e rimarco il fatto che porre prime pietre per centrali di terza generazione fra cinque anni, ossia nel 2013, circa, significa vederle operative non prima del 2020. Il tutto con la garanzia di aver perso l’ennesimo treno per collaborare a progetti di ricerca veramente innovativi (si capisce, se i fondi servono per costruire le centrali, non saranno stanziabili alla ricerca!).
Non sono neanche un sostenitore di qualsivoglia tecnocrazia, tuttavia mi sembra che la questione sia di notevole delicatezza e pertanto meriti che se ne occupi gente provvista di una certa lungimiranza.

Non mi pare che un signore che ha tolto la scorta a Marco Biagi, pure dopo che questi esternò di sentirsi minacciato, sia il candidato ideale… A maggior ragione visto che dichiarò, dopo la sua morte, “A Bologna hanno colpito Biagi, che era senza protezione, ma se lì ci fosse stata la scorta i morti sarebbero stati tre.”.
Già, peccato che Cinzia Banelli, ex brigatista, collaboratrice di giustizia, sottolineò come la scelta di colpire Biagi fu dettata proprio dal fatto che fosse poco protetto, e che, se avesse avuto una scorta, le BR non sarebbero state in grado di ucciderlo. Ipsa dixit…

Alla prossima
Andrea


A ben pensarci, ci sono ampi margini di miglioramento, in fatto di degenerazione!… =)

Ciao!
Andrea

Vi propongo un articolo scientifico, ma di tono divulgativo, sulle fonti energetiche rinnovabili.

Gli autori sono due docenti di chimica all’Università di Bologna: Nicola Armaroli e Vincenzo Balzani.

Leggetelo, perché è molto interessante.
Ah, è in inglese, ma non è difficile…

energysupply_narmaroli_vbalzani

Inoltre lo stesso prof. Balzani ha indetto una petizione, via internet, che chiunque può sottoscrivere, da sottoporre alle autorità politiche, affinché si impegnino a favorire una transizione verso le fonti rinnovabili, in modo che il passaggio possa essere graduale.
Il sito di riferimento è questo.

Andrea

DISCLAIMER: Questo sarà un intervento discriminatorio. Non avrò riguardo di niente e di nessuno, non farò alcuno sforzo per rendere intelligibile ai più quanto segue (anche perché sarebbe impraticabile!).
E’ solo un modo per rendere eterogenei i contenuti del blog, come del resto mia dichiarata intenzione fin dal principio, e di verificare le potenzialità tipografiche dello stesso!

Risolvere l’equazione di D’Alembert: \displaystyle\frac{\partial^2\xi}{\partial x^2}-\frac{1}{v^2}\frac{\partial^2\xi}{\partial t^2}=0 .

Pongo \displaystyle \eta=x-vt e \displaystyle \theta=x+vt. Allora

\displaystyle\frac{\partial\xi}{\partial x}=\frac{\partial\xi}{\partial \eta}\frac{\partial\eta}{\partial x} + \frac{\partial\xi}{\partial \theta}\frac{\partial\theta}{\partial x}=\frac{\partial\xi}{\partial \eta} + \frac{\partial\xi}{\partial \theta}

\displaystyle \frac{\partial^2\xi}{\partial x^2} = \frac{\partial}{\partial \eta}\left[\frac{\partial\xi}{\partial \eta}+\frac{\partial\xi}{\partial \theta} \right]\frac{\partial\eta}{\partial x}+\frac{\partial}{\partial \theta}\left[\frac{\partial\xi}{\partial \eta}+\frac{\partial\xi}{\partial \theta} \right]\frac{\partial\theta}{\partial x}=
\displaystyle= \frac{\partial^2\xi}{\partial \eta^2}+\frac{\partial^2\xi}{\partial \theta \partial \eta}+\frac{\partial^2\xi}{\partial \eta \partial \theta}+\frac{\partial^2\xi}{\partial \theta^2}

\displaystyle\frac{\partial\xi}{\partial t}=\frac{\partial\xi}{\partial \eta}\frac{\partial\eta}{\partial t} + \frac{\partial\xi}{\partial \theta}\frac{\partial\theta}{\partial t}=-v\left(\frac{\partial\xi}{\partial \eta} - \frac{\partial\xi}{\partial \theta}\right)

\displaystyle \frac{\partial^2\xi}{\partial t^2} = \displaystyle -v\left[\frac{\partial}{\partial \eta}\left[\frac{\partial\xi}{\partial \eta}-\frac{\partial\xi}{\partial \theta} \right]\frac{\partial\eta}{\partial t}+\frac{\partial}{\partial \theta}\left[\frac{\partial\xi}{\partial \eta}-\frac{\partial\xi}{\partial \theta} \right]\frac{\partial\theta}{\partial t}\right]=
\displaystyle= v^2\left[\frac{\partial^2\xi}{\partial \eta^2}-\frac{\partial^2\xi}{\partial \theta \partial \eta}-\frac{\partial^2\xi}{\partial \eta \partial \theta}+\frac{\partial^2\xi}{\partial \theta^2}\right]

Dunque \displaystyle\frac{\partial^2\xi}{\partial x^2}-\frac{1}{v^2}\frac{\partial^2\xi}{\partial t^2}=0 \iff 2\left(\frac{\partial^2\xi}{\partial \theta \partial \eta}+\frac{\partial^2\xi}{\partial \eta \partial \theta}\right)=0.

Supponendo il campo \xi sufficientemente regolare, valgono le uguaglianze di Schwarz, dalle quali, wlog, \displaystyle \frac{\partial}{\partial\eta}\frac{\partial\xi}{\partial\theta}=0. Segue \displaystyle \frac{\partial\xi}{\partial\theta}=f(\theta), e

\displaystyle \xi=\int{f(\theta)d\theta}+G(\eta)=F(\theta)+G(\eta)=F(x+vt)+G(x-vt).

In conclusione, soluzioni dell’equazione di D’Alembert sono tutte e sole le funzioni (ok, ok, quelle non troppo patologiche!) aventi per argomento x\pm vt.

In questi tempi di irrazionalità, un po’ di certezze non fanno mai male… =)

Ciao
Andrea

P.S.: La prossima volta sarò meno perverso, promesso…

IL CAVALIER PER SEMPRE (11 aprile 2006)

Comunque vada a finire, la vera sorpresa di queste elezioni è che l’Italia non cambia mai. O forse a essere stupefacente è solo il nostro stupore, alimentato da anni di sondaggi ed elezioni locali a senso unico. A furia di leggere e scrivere che il popolo del centrodestra non ne poteva più di Berlusconi, avevamo finito col sottovalutare un particolare decisivo: che qualsiasi nausea e delusione sarebbero sempre state inferiori alla paura procurata dal pronostico di una vittoria altrui. E quel popolo detesta i valori della sinistra e ne teme l’attuazione pratica al punto da essere disposto a turarsi ogni volta il naso, pur di non mandarla comodamente al potere. Berlusconi non è la democrazia cristiana, ma i suoi elettori sì, e non averlo mai voluto capire è la colpa strategica dei partiti dell’Ulivo. I berluscones sono l’Italia che si sente all’opposizione dai tempi “di quel comunista di Fanfani”, tranne aver sempre continuato a votare per chi stava al governo, lamentandosene. L’Italia dissimulatrice che mente agli exit polls perché non vuol far sapere in giro per chi vota: mica per vergogna, ma per disinteresse, non considerandolo un motivo particolare di orgoglio. La maggioranza silenziosa che non ha una passione speciale per la politica e se avesse un Moretti o una Guzzanti di centrodestra non andrebbe nemmeno a vederli, perché preferisce le commedie romantiche e i giochi a premi. Un fiume carsico che scorre sotto traccia per badare agli affari propri e riappare in superficie solo il giorno delle elezioni nazionali, quando bisogna sbarrare il passo ai “cattivi” che vogliono portargli via “la roba”.
Sono quelli che preferiscono l’America all’Europa, le barzellette agli appelli e i libri della Fallaci a quelli di Terzani. Sullo Stato hanno idee chiare: non lo considerano un amico, ma un padrone che vogliono affamare con la riduzione delle tasse, e pazienza se all’inizio a rimetterci non saranno le autoblu dei ministri ma i servizi, perché ” è come nelle diete, prima di arrivare a perdere la pancetta devi rassegnarti a dimagrire anche dove non vuoi”.
L’unica speranza che l’Unione aveva di ammansirli era mettere in pista il suo finto democristiano: l’ipnotizzatore di masse variegate Walter Veltroni. Invece ha insistito col voler schierare quello vero, Romano Prodi. Ora, se c’è una categoria che gli elettori democristiani detestano con tutta l’anima sono i cattolici rossi o almeno rosè. Già il cuore piccolo borghese della democrazia cristiana era convinto che i propri voti difensivi servissero ai vertici del partito per promuovere politiche progressiste e candidati molto più a sinistra del loro elettori. Prodi rappresenta la sintesi di ciò che essi detestavano e detestano: don Camillo che va a pranzo da Peppone. Più prosaicamente, il sindacato rosso che si mette d’accordo con la Confindustria sulla pelle del ceto medio dei piccoli produttori.
Nessuno, a sinistra, ha provato sul serio a esorcizzare queste antiche paure, pensando che il fallimento del governo Berlusconi avrebbe influito sugli esiti del voto più di qualsiasi pregiudizio contrario nei loro confronti. Non è così. Non nel Nord industriale del Paese. Quello che ha eletto a suo filosofo di riferimento un commercialista, Giulio Tremonti, e almeno a parole vorrebbe riforme liberali, ma in ogni caso preferisce tenersi stretto il suo monopolista preferito che affidare la dichiarazione dei redditi agli amici del compagno Visco.
Nulla riesce a smuoverli dalle certezze dell’esperienza e il sentirsi perennemente descritti dagli intellettuali come uomini ignoranti e allergici alle regole non fa che alimentare la convinzione di essere nel giusto. Dopo dodici anni si tengono ancora stretto Berlusconi: è diventato un’ossessione, ma sempre meno che per gli altri, “i comunisti”.
Se aveva ragione Borges, e la democrazia perfetta è quella in cui i cittadini non ricordano come si chiama il loro presidente, l’Italia di questi anni è stata di un’imperfezione assoluta. Riesce ormai difficile persino immaginare che sia esistito un tempo in cui i giornali potevano uscire la mattina senza avere sulla prima pagina il marchio di quelle quattro sillabe, Ber-lu-sco-ni, abbinato a qualche dichiarazione dirompente: “Scendo in campo!”, “Magistrati comunisti!”, “Farò l’Italia come il Milan!”, “Giornalisti stalinisti!”, “Meno tasse per tutti!”, “Bollitori di bambini maoisti!”, “Sì, avete capito bene, a-bo-li-rò l’Ici!”, “Chi non vota per i propri interessi è un coglione!” e ogni punto esclamativo era il profilo della sua dentatura, sorridente o digrignante a seconda del copione. Ma risulta altrettanto improbo ricordarsi un film, un libro, un monologo satirico, un’inchiesta giornalistica e finanche una conversazione privata su un oggetto politico, calcistico o televisivo che non andassero prima o poi a sbattere lì, addosso a Sua Invadenza. Lui che se fosse un elemento del creato, non sarebbe fuoco che brucia ma acqua che sommerge, occupando ogni spazio vuoto aggirabile o non ostruito da una diga.
Eppure i berluscones continuano a sopportarlo, a considerarlo uno di loro. Qualche sua bizza ha il potere di imbarazzarli, ma nessuna veramente di sconvolgerli. Lo accettano come il fratello un po’ troppo disinibito che avrebbero voluto avere e, in fondo, essere. Li accomuna la stessa visione utilitaristica delle istituzioni e l’idea assolutamente rivoluzionaria che lo Stato e la politica debbano essere gestite da un padrone, proprio come le aziende. Che la democrazia non sia partecipazione diffusa e continua, ma consista nel trovare 5 minuti ogni 5 anni per andare a votare, delegando per il tempo rimanente qualcuno che abbia non solo la voglia bizzarra di occuparsene, ma anche un interesse personale nel farlo, perché “se Berlusconi non avesse le tv e tutto il resto, non avrebbe alcun tornaconto a far andare bene l’Italia, diventerebbe un politico e si metterebbe a rubare come gli altri”, mi ha spiegato un idraulico romano che lo vota da una vita: immaginarlo a colloquio con un girotondino dà la misura della incomunicabilità delle due Italie che non hanno più un linguaggio di valori condivisi con cui parlarsi o almeno capirsi. Ognuna delle due addossa all’altra i mali della modernità: l’immobilismo delle gerarchie, l’impoverimento del ceto medio, la diminuzione delle garanzie, la superficialità delle emozioni, l’orgoglio dell’ignoranza, il sadismo dei reality show. Si guardano in cagnesco, mentre la barca affonda. Senza nemmeno più rendersi conto che è la stessa barca.

Massimo Gramellini

Da “Internazionale”, in riferimento ai nefasti (per più d’uno, sebbene non per tutti gli aspetti) esiti delle elezioni da poco conclusesi:

  1. [...] l’Italia torna a una curiosa forma di politica personalistica, di cui Berlusconi è il protagonista indiscusso. Gli Italiani hanno respinto la sobria serietà del capo del governo uscente, Romano Prodi, e in un momento di grande incertezza hanno scelto un uomo che quasi sempre sbandiera in pubblico le sue vicende: gli atteggiamenti clowneschi, gli scandali per corruzione, passando per i rapporti burrascosi con la moglie e con gli alleati, fino ad arrivare ai capelli che ricrescono e diventano sempre più scuri. - Ian Fisher, The New York Times [Stati Uniti]
  2. Un uomo così poco affezionato al bene comune e sempre pronto a difendere i proprio interessi riesce di nuovo a convincere la maggioranza degli elettori. Perché? [...]
    Silvio Berlusconi interpreta la parte del “furbo”, di chi è più bravo degli altri a tirarsi fuori dai guai. E dai processi. - ?, Le Soir [Belgio]
  3. Berlusconi, che finora è sembrato occuparsi di più del suo aspetto fisico che non della salute del Paese che governa, [...] dovrà scegliere se passare alla storia come un cabarettista che ha avuto la fortuna di diventare primo ministro o come un primo ministro che ha salvato l’Italia dal disastro. - ?. ABC [Spagna]
  4. Berlusconi si è rivolto a loro (ai vecchi, NdAndrea) durante la sua campagna elettorale e ha vinto. D’altra parte la sua immagine corrisponde alle aspettative di un Paese dove l’economia è nelle mani di vecchi che fanno finta di essere giovani. - ?, Eleftherothypìa [Grecia]
  5. Il Cavaliere deve parte del suo successo elettorale alla forte crescita della Lega Nord, un partito populista, xenofobo, secessionista e antieuropeo. [...]
    In Italia la politica odora più di marcio che di naftalina. - Stephane Bussard, Le Temps [Svizzera]
  6. “Se l’Italia deve scegliere tra un politico noioso e un gangster, è scontato che alla fine decida per il gangster”. Gli Italiani amano il chiasso, l’eccitazione, il gesto teatrale: che dovrebbero farsene di quel grigio burocrate di Walter Veltroni? [...]
    Resta solo la speranza che Berlusconi e Bossi, due delinquenti invasati, si scontrino di nuovo mentre tentano di spartirsi il bottino, cioè lo Stato italiano. [...] Che lo Stato esista perché qualcuno se ne impossessi non è una teoria solo italiana. Ma in nessun Paese europeo dell’ultimo mezzo secolo questo intent è stato perseguito con tanta determinazione come nella terra prediletta da poeti e filosofi tedeschi. [...]
    Non guardiamo all’Italia, a Bossi e a Berlusconi come a un’esotica commedia a sfondo politico, a un romanzo cavalleresco dell’ultimo Novecento traboccante di stranezze: prendiamolo come un monito inciso a lettere di fuoco per ricordarci quanto è precario l’equilibrio della democrazia. A Walter Veltroni non è andata bene. Peccato. Ma a chi in Europa ha a cuore lo Stato di diritto non resta che sperare in tutti quelli che hanno votato contro Bossi e Berlusconi. - Arno Windmann, Frankfurter Rundschau [Germania]
  7. Il governo uscente, guidato da Romano Prodi, era riuscito a ridurre il deficit di bilancio e a combattere l’evasione fiscale. Eppure il centrosinistra non è stato premiato dagli elettori: troppe persone ammirano Berlusconi per come prende in giro la legge e il fisco.
    L’umorismo puerile e i finti capricci che hanno costellato la sua campagna elettorale fanno pensare che non sia cambiato. Ma, soprattutto, nulla indica che il premier miliardario sia ora disposto ad anteporre gli interessi del Paese ai suoi.
    Un premier riformatore con una solida maggioranza dovrebbe dimostrare innanzitutto con delle misure eccezionali che il suo governo vuole rispettare lo Stato di diritto e rafforzare le istituzioni. Ma sarebbe come chiedere a un uomo che ha fatto di tutto per indebolire le istituzioni di comportarsi da statista. Forse è chiedere troppo. - ?, Financial Times [Gran Bretagna]
  8. L’insaziabile Berlusconi ha saputo sfruttare queste insoddisfazioni (quelle del Paese, NdAndrea) presentandosi per l’ennesima volta come il salvatore della patria. Con la battuta pronta e l’aria sicura, il leader della destra si è rifatto una verginità politica, facendo dimenticare i suoi guai giudiziari, e immaginando persino di poter succedere all’attuale capo dello Stato nel 2013.
    Tuttavia è stato proprio Berlusconi a non mantenere le promesse del 1994 e a fallire nel suo progetto di creare una grande destra italiana moderata. Arrivati al terzo episodio delle sue avventure, si fa fatica a credere che possa essere lui, a 71 anni, l’artefice di una nuova repubblica moderna. - Fabrice Rousselot, Libération [Francia]
  9. Con questa vittoria l’era Berlusconi, cominciata nel 1993, si prolungherà per altri cinque anni. Lo zar delle tv privatee di tante altre aziende che lo hanno resto uno degli uomini più ricchi d’Europa ha in mano l’iniziativa politica, il controllo totale del governo e del Parlamento. Penserà sul serio che gli manca solo l’ultima tappa verso la canonizzazione finale: la presidenza della Repubblica. - Julio Algañaraz, Clarin [Argentina]
  10. Berlusconi - populista, ex cantante di crociera, imprenditore multimiliardario e signore delle tv che gestisce quasi in regime di monopolio - dovrà affrontare il durissimo compito di far rialzare l’Italia sulla depressione generalizzata in cui si trova da quindici anni.
    Durante la campagna elettorale il futuro presidente ha promesso di ridurre l’enorme debito pubblico dell’Italia, di diminuire le tasse e di liberalizzare il settore dei servizi, oggi estremamente regolamentato. [...] Certamente anche il fatto di aver giustificato l’evasione fiscale quando le tasse sono alte ha contribuito al successo elettorale del Cavaliere. Chissà come riuscirà a governare se i cittadini italiani rifiuteranno davvero di pagarle. - ?, La Vanguardia [Spagna]
  11. Da quindici anni l’economia italiana cresce a un ritmo inferiore rispetto alla media europea. Sono necessarie riforme strutturali che nessun governo è in grado di realizzare. Ed è poco probabile che ci riesca Berlusconi. Si tratta dello stesso personaggio che, fatta eccezione per qualche piccolo miglioramento al sistema pensionistico e al mondo del lavoro, ha impegnato la maggior parte delle energie a promuovere leggi ad personam per tutelare i suoi affari e quelli del suo partito.
    E’ stato grazie a queste leggi che il Cavaliere è riuscito a sottrarsi ai processi in cui doveva rispondere delle accuse di riciclaggio di denaro, associazione mafiosa, evasione fiscale e corruzione. - ?. Folha de São Paulo [Brasile]
  12. L’esecutivo di Prodi si era impegnato coraggiosamente nelle riforme rese indispensabili dai cinque anni di nefasta gestione del centrodestra. ma ha risvegliato i cororativismi, ha deluso gli alleati comunisti e si è alienato il sostegno di quei piccoli partiti centristi dai quali dipendeva la sua sopravvivenza. Il caso clamoroso della spazzatura a Napoli, di cui non era direttamente responsabile, ha reso evidente l’impotenza dello Stato.
    Berlusconi ha ancora una volta tratto vantaggio dal rifiuto della politica, che non è una specialità italiana, ma che alimenta nella penisola il diffondersi di un populismo di sinistra e di destra. Il suo successo di uomo d’affari e anche i suoi problemi giudiziari tornano a suo vantaggio. Anche se non promette più di fare miracoli - come potrebbero crederci ancora gli Italiani? - la sua sfacciataggine lo aiuta a essere convincente. - ?, Le Monde [Francia]

Uff… dopo questo notevole sforzo da amanuense, non riporto commenti personali. Questo post vuole essere solo una rassegna di ciò che pensano dell’Italia i giornalisti (e, verosimilmente, l’opinione pubblica) all’estero. Ho tratto quanto sopra da tutti gli articoli o spezzoni riportati su Internazionale, non ne ho omesso nessuno.

A voi l’ardua (mica tanto!) sentenza…

Andrea

E’ stata una decisione travagliata. Infine, però, ho deciso di abbandonare il blog di msn, su cui avevo fatto il mio primo esperimento, nell’arco dello scorso anno. Spendo due parole per spiegare l’iniziativa e, contestualmente, presentare la nuova idea.

Il punto fondamentale è che vorrei che questo blog assuma una qualche utilità: non ho più il tempo per coltivare propositi di genuina futilità. In questo spazio troveranno asilo pensieri più o meno sparsi, personali e non, di varia (anche parecchio!) natura. Il titolo del blog dovrebbe dare un’idea della cosa…
Non rivelerò di più perché non so di più, rassicuro soltanto lo sparuto pubblico su due aspetti del cambio di rotta:

  • continuerò a non indulgere su toni intimisti: credo nel blog come veicolo di idee, non come vetrina per i propri sentimenti.
  • non rinuncerò affatto a parentesi divertenti: non sarebbe nella mia indole, oltre al fatto che spesso l’umorismo è più significativo di molte parole.

Spero che apprezziate e che partecipiate con numerosi commenti. A questo proposito, due richieste, una banale, l’altra leggermente meno.
Non tollererò in alcun modo toni offensivi e violenti nei confronti di chicchessia: ci sono numerosi modi di esprimere le proprie idee in modo equilibrato e vi invito a scovarli!
Inoltre, e infine, mi piacerebbe che si scrivesse in italiano, senza abbreviazioni e contrazioni da sms: se possono avere un senso quando si hanno 150 caratteri disponibili, lo perdono integralmente quando non esistono tali vincoli. Ah, il condizionale a inizio frase è puramente un virtuosismo e, siccome è innegabile che io sia il padrone incontrastato del blog, non esiterò a riesumare l’ostracismo, all’occorrenza!

Ciao!
Andrea