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Vi propongo un articolo scientifico, ma di tono divulgativo, sulle fonti energetiche rinnovabili.
Gli autori sono due docenti di chimica all’Università di Bologna: Nicola Armaroli e Vincenzo Balzani.
Leggetelo, perché è molto interessante.
Ah, è in inglese, ma non è difficile…
energysupply_narmaroli_vbalzani
Inoltre lo stesso prof. Balzani ha indetto una petizione, via internet, che chiunque può sottoscrivere, da sottoporre alle autorità politiche, affinché si impegnino a favorire una transizione verso le fonti rinnovabili, in modo che il passaggio possa essere graduale. Il sito di riferimento è questo.
Andrea
DISCLAIMER: Questo sarà un intervento discriminatorio. Non avrò riguardo di niente e di nessuno, non farò alcuno sforzo per rendere intelligibile ai più quanto segue (anche perché sarebbe impraticabile!).
E’ solo un modo per rendere eterogenei i contenuti del blog, come del resto mia dichiarata intenzione fin dal principio, e di verificare le potenzialità tipografiche dello stesso!
Risolvere l’equazione di D’Alembert: .
Pongo e
. Allora
Dunque .
Supponendo il campo sufficientemente regolare, valgono le uguaglianze di Schwarz, dalle quali, wlog,
. Segue
, e
.
In conclusione, soluzioni dell’equazione di D’Alembert sono tutte e sole le funzioni (ok, ok, quelle non troppo patologiche!) aventi per argomento .
In questi tempi di irrazionalità, un po’ di certezze non fanno mai male… =)
Ciao
Andrea
P.S.: La prossima volta sarò meno perverso, promesso…
IL CAVALIER PER SEMPRE (11 aprile 2006)
Comunque vada a finire, la vera sorpresa di queste elezioni è che l’Italia non cambia mai. O forse a essere stupefacente è solo il nostro stupore, alimentato da anni di sondaggi ed elezioni locali a senso unico. A furia di leggere e scrivere che il popolo del centrodestra non ne poteva più di Berlusconi, avevamo finito col sottovalutare un particolare decisivo: che qualsiasi nausea e delusione sarebbero sempre state inferiori alla paura procurata dal pronostico di una vittoria altrui. E quel popolo detesta i valori della sinistra e ne teme l’attuazione pratica al punto da essere disposto a turarsi ogni volta il naso, pur di non mandarla comodamente al potere. Berlusconi non è la democrazia cristiana, ma i suoi elettori sì, e non averlo mai voluto capire è la colpa strategica dei partiti dell’Ulivo. I berluscones sono l’Italia che si sente all’opposizione dai tempi “di quel comunista di Fanfani”, tranne aver sempre continuato a votare per chi stava al governo, lamentandosene. L’Italia dissimulatrice che mente agli exit polls perché non vuol far sapere in giro per chi vota: mica per vergogna, ma per disinteresse, non considerandolo un motivo particolare di orgoglio. La maggioranza silenziosa che non ha una passione speciale per la politica e se avesse un Moretti o una Guzzanti di centrodestra non andrebbe nemmeno a vederli, perché preferisce le commedie romantiche e i giochi a premi. Un fiume carsico che scorre sotto traccia per badare agli affari propri e riappare in superficie solo il giorno delle elezioni nazionali, quando bisogna sbarrare il passo ai “cattivi” che vogliono portargli via “la roba”.
Sono quelli che preferiscono l’America all’Europa, le barzellette agli appelli e i libri della Fallaci a quelli di Terzani. Sullo Stato hanno idee chiare: non lo considerano un amico, ma un padrone che vogliono affamare con la riduzione delle tasse, e pazienza se all’inizio a rimetterci non saranno le autoblu dei ministri ma i servizi, perché ” è come nelle diete, prima di arrivare a perdere la pancetta devi rassegnarti a dimagrire anche dove non vuoi”.
L’unica speranza che l’Unione aveva di ammansirli era mettere in pista il suo finto democristiano: l’ipnotizzatore di masse variegate Walter Veltroni. Invece ha insistito col voler schierare quello vero, Romano Prodi. Ora, se c’è una categoria che gli elettori democristiani detestano con tutta l’anima sono i cattolici rossi o almeno rosè. Già il cuore piccolo borghese della democrazia cristiana era convinto che i propri voti difensivi servissero ai vertici del partito per promuovere politiche progressiste e candidati molto più a sinistra del loro elettori. Prodi rappresenta la sintesi di ciò che essi detestavano e detestano: don Camillo che va a pranzo da Peppone. Più prosaicamente, il sindacato rosso che si mette d’accordo con la Confindustria sulla pelle del ceto medio dei piccoli produttori.
Nessuno, a sinistra, ha provato sul serio a esorcizzare queste antiche paure, pensando che il fallimento del governo Berlusconi avrebbe influito sugli esiti del voto più di qualsiasi pregiudizio contrario nei loro confronti. Non è così. Non nel Nord industriale del Paese. Quello che ha eletto a suo filosofo di riferimento un commercialista, Giulio Tremonti, e almeno a parole vorrebbe riforme liberali, ma in ogni caso preferisce tenersi stretto il suo monopolista preferito che affidare la dichiarazione dei redditi agli amici del compagno Visco.
Nulla riesce a smuoverli dalle certezze dell’esperienza e il sentirsi perennemente descritti dagli intellettuali come uomini ignoranti e allergici alle regole non fa che alimentare la convinzione di essere nel giusto. Dopo dodici anni si tengono ancora stretto Berlusconi: è diventato un’ossessione, ma sempre meno che per gli altri, “i comunisti”.
Se aveva ragione Borges, e la democrazia perfetta è quella in cui i cittadini non ricordano come si chiama il loro presidente, l’Italia di questi anni è stata di un’imperfezione assoluta. Riesce ormai difficile persino immaginare che sia esistito un tempo in cui i giornali potevano uscire la mattina senza avere sulla prima pagina il marchio di quelle quattro sillabe, Ber-lu-sco-ni, abbinato a qualche dichiarazione dirompente: “Scendo in campo!”, “Magistrati comunisti!”, “Farò l’Italia come il Milan!”, “Giornalisti stalinisti!”, “Meno tasse per tutti!”, “Bollitori di bambini maoisti!”, “Sì, avete capito bene, a-bo-li-rò l’Ici!”, “Chi non vota per i propri interessi è un coglione!” e ogni punto esclamativo era il profilo della sua dentatura, sorridente o digrignante a seconda del copione. Ma risulta altrettanto improbo ricordarsi un film, un libro, un monologo satirico, un’inchiesta giornalistica e finanche una conversazione privata su un oggetto politico, calcistico o televisivo che non andassero prima o poi a sbattere lì, addosso a Sua Invadenza. Lui che se fosse un elemento del creato, non sarebbe fuoco che brucia ma acqua che sommerge, occupando ogni spazio vuoto aggirabile o non ostruito da una diga.
Eppure i berluscones continuano a sopportarlo, a considerarlo uno di loro. Qualche sua bizza ha il potere di imbarazzarli, ma nessuna veramente di sconvolgerli. Lo accettano come il fratello un po’ troppo disinibito che avrebbero voluto avere e, in fondo, essere. Li accomuna la stessa visione utilitaristica delle istituzioni e l’idea assolutamente rivoluzionaria che lo Stato e la politica debbano essere gestite da un padrone, proprio come le aziende. Che la democrazia non sia partecipazione diffusa e continua, ma consista nel trovare 5 minuti ogni 5 anni per andare a votare, delegando per il tempo rimanente qualcuno che abbia non solo la voglia bizzarra di occuparsene, ma anche un interesse personale nel farlo, perché “se Berlusconi non avesse le tv e tutto il resto, non avrebbe alcun tornaconto a far andare bene l’Italia, diventerebbe un politico e si metterebbe a rubare come gli altri”, mi ha spiegato un idraulico romano che lo vota da una vita: immaginarlo a colloquio con un girotondino dà la misura della incomunicabilità delle due Italie che non hanno più un linguaggio di valori condivisi con cui parlarsi o almeno capirsi. Ognuna delle due addossa all’altra i mali della modernità: l’immobilismo delle gerarchie, l’impoverimento del ceto medio, la diminuzione delle garanzie, la superficialità delle emozioni, l’orgoglio dell’ignoranza, il sadismo dei reality show. Si guardano in cagnesco, mentre la barca affonda. Senza nemmeno più rendersi conto che è la stessa barca.
Massimo Gramellini
Da “Internazionale”, in riferimento ai nefasti (per più d’uno, sebbene non per tutti gli aspetti) esiti delle elezioni da poco conclusesi:
- [...] l’Italia torna a una curiosa forma di politica personalistica, di cui Berlusconi è il protagonista indiscusso. Gli Italiani hanno respinto la sobria serietà del capo del governo uscente, Romano Prodi, e in un momento di grande incertezza hanno scelto un uomo che quasi sempre sbandiera in pubblico le sue vicende: gli atteggiamenti clowneschi, gli scandali per corruzione, passando per i rapporti burrascosi con la moglie e con gli alleati, fino ad arrivare ai capelli che ricrescono e diventano sempre più scuri. – Ian Fisher, The New York Times [Stati Uniti]
- Un uomo così poco affezionato al bene comune e sempre pronto a difendere i proprio interessi riesce di nuovo a convincere la maggioranza degli elettori. Perché? [...]
Silvio Berlusconi interpreta la parte del “furbo”, di chi è più bravo degli altri a tirarsi fuori dai guai. E dai processi. – ?, Le Soir [Belgio] - Berlusconi, che finora è sembrato occuparsi di più del suo aspetto fisico che non della salute del Paese che governa, [...] dovrà scegliere se passare alla storia come un cabarettista che ha avuto la fortuna di diventare primo ministro o come un primo ministro che ha salvato l’Italia dal disastro. – ?. ABC [Spagna]
- Berlusconi si è rivolto a loro (ai vecchi, NdAndrea) durante la sua campagna elettorale e ha vinto. D’altra parte la sua immagine corrisponde alle aspettative di un Paese dove l’economia è nelle mani di vecchi che fanno finta di essere giovani. – ?, Eleftherothypìa [Grecia]
- Il Cavaliere deve parte del suo successo elettorale alla forte crescita della Lega Nord, un partito populista, xenofobo, secessionista e antieuropeo. [...]
In Italia la politica odora più di marcio che di naftalina. – Stephane Bussard, Le Temps [Svizzera] - “Se l’Italia deve scegliere tra un politico noioso e un gangster, è scontato che alla fine decida per il gangster”. Gli Italiani amano il chiasso, l’eccitazione, il gesto teatrale: che dovrebbero farsene di quel grigio burocrate di Walter Veltroni? [...]
Resta solo la speranza che Berlusconi e Bossi, due delinquenti invasati, si scontrino di nuovo mentre tentano di spartirsi il bottino, cioè lo Stato italiano. [...] Che lo Stato esista perché qualcuno se ne impossessi non è una teoria solo italiana. Ma in nessun Paese europeo dell’ultimo mezzo secolo questo intent è stato perseguito con tanta determinazione come nella terra prediletta da poeti e filosofi tedeschi. [...]
Non guardiamo all’Italia, a Bossi e a Berlusconi come a un’esotica commedia a sfondo politico, a un romanzo cavalleresco dell’ultimo Novecento traboccante di stranezze: prendiamolo come un monito inciso a lettere di fuoco per ricordarci quanto è precario l’equilibrio della democrazia. A Walter Veltroni non è andata bene. Peccato. Ma a chi in Europa ha a cuore lo Stato di diritto non resta che sperare in tutti quelli che hanno votato contro Bossi e Berlusconi. – Arno Windmann, Frankfurter Rundschau [Germania] - Il governo uscente, guidato da Romano Prodi, era riuscito a ridurre il deficit di bilancio e a combattere l’evasione fiscale. Eppure il centrosinistra non è stato premiato dagli elettori: troppe persone ammirano Berlusconi per come prende in giro la legge e il fisco.
L’umorismo puerile e i finti capricci che hanno costellato la sua campagna elettorale fanno pensare che non sia cambiato. Ma, soprattutto, nulla indica che il premier miliardario sia ora disposto ad anteporre gli interessi del Paese ai suoi.
Un premier riformatore con una solida maggioranza dovrebbe dimostrare innanzitutto con delle misure eccezionali che il suo governo vuole rispettare lo Stato di diritto e rafforzare le istituzioni. Ma sarebbe come chiedere a un uomo che ha fatto di tutto per indebolire le istituzioni di comportarsi da statista. Forse è chiedere troppo. – ?, Financial Times [Gran Bretagna] - L’insaziabile Berlusconi ha saputo sfruttare queste insoddisfazioni (quelle del Paese, NdAndrea) presentandosi per l’ennesima volta come il salvatore della patria. Con la battuta pronta e l’aria sicura, il leader della destra si è rifatto una verginità politica, facendo dimenticare i suoi guai giudiziari, e immaginando persino di poter succedere all’attuale capo dello Stato nel 2013.
Tuttavia è stato proprio Berlusconi a non mantenere le promesse del 1994 e a fallire nel suo progetto di creare una grande destra italiana moderata. Arrivati al terzo episodio delle sue avventure, si fa fatica a credere che possa essere lui, a 71 anni, l’artefice di una nuova repubblica moderna. – Fabrice Rousselot, Libération [Francia] - Con questa vittoria l’era Berlusconi, cominciata nel 1993, si prolungherà per altri cinque anni. Lo zar delle tv privatee di tante altre aziende che lo hanno resto uno degli uomini più ricchi d’Europa ha in mano l’iniziativa politica, il controllo totale del governo e del Parlamento. Penserà sul serio che gli manca solo l’ultima tappa verso la canonizzazione finale: la presidenza della Repubblica. – Julio Algañaraz, Clarin [Argentina]
- Berlusconi – populista, ex cantante di crociera, imprenditore multimiliardario e signore delle tv che gestisce quasi in regime di monopolio – dovrà affrontare il durissimo compito di far rialzare l’Italia sulla depressione generalizzata in cui si trova da quindici anni.
Durante la campagna elettorale il futuro presidente ha promesso di ridurre l’enorme debito pubblico dell’Italia, di diminuire le tasse e di liberalizzare il settore dei servizi, oggi estremamente regolamentato. [...] Certamente anche il fatto di aver giustificato l’evasione fiscale quando le tasse sono alte ha contribuito al successo elettorale del Cavaliere. Chissà come riuscirà a governare se i cittadini italiani rifiuteranno davvero di pagarle. – ?, La Vanguardia [Spagna] - Da quindici anni l’economia italiana cresce a un ritmo inferiore rispetto alla media europea. Sono necessarie riforme strutturali che nessun governo è in grado di realizzare. Ed è poco probabile che ci riesca Berlusconi. Si tratta dello stesso personaggio che, fatta eccezione per qualche piccolo miglioramento al sistema pensionistico e al mondo del lavoro, ha impegnato la maggior parte delle energie a promuovere leggi ad personam per tutelare i suoi affari e quelli del suo partito.
E’ stato grazie a queste leggi che il Cavaliere è riuscito a sottrarsi ai processi in cui doveva rispondere delle accuse di riciclaggio di denaro, associazione mafiosa, evasione fiscale e corruzione. – ?. Folha de São Paulo [Brasile] - L’esecutivo di Prodi si era impegnato coraggiosamente nelle riforme rese indispensabili dai cinque anni di nefasta gestione del centrodestra. ma ha risvegliato i cororativismi, ha deluso gli alleati comunisti e si è alienato il sostegno di quei piccoli partiti centristi dai quali dipendeva la sua sopravvivenza. Il caso clamoroso della spazzatura a Napoli, di cui non era direttamente responsabile, ha reso evidente l’impotenza dello Stato.
Berlusconi ha ancora una volta tratto vantaggio dal rifiuto della politica, che non è una specialità italiana, ma che alimenta nella penisola il diffondersi di un populismo di sinistra e di destra. Il suo successo di uomo d’affari e anche i suoi problemi giudiziari tornano a suo vantaggio. Anche se non promette più di fare miracoli – come potrebbero crederci ancora gli Italiani? – la sua sfacciataggine lo aiuta a essere convincente. – ?, Le Monde [Francia]
Uff… dopo questo notevole sforzo da amanuense, non riporto commenti personali. Questo post vuole essere solo una rassegna di ciò che pensano dell’Italia i giornalisti (e, verosimilmente, l’opinione pubblica) all’estero. Ho tratto quanto sopra da tutti gli articoli o spezzoni riportati su Internazionale, non ne ho omesso nessuno.
A voi l’ardua (mica tanto!) sentenza…
Andrea
E’ stata una decisione travagliata. Infine, però, ho deciso di abbandonare il blog di msn, su cui avevo fatto il mio primo esperimento, nell’arco dello scorso anno. Spendo due parole per spiegare l’iniziativa e, contestualmente, presentare la nuova idea.
Il punto fondamentale è che vorrei che questo blog assuma una qualche utilità: non ho più il tempo per coltivare propositi di genuina futilità. In questo spazio troveranno asilo pensieri più o meno sparsi, personali e non, di varia (anche parecchio!) natura. Il titolo del blog dovrebbe dare un’idea della cosa…
Non rivelerò di più perché non so di più, rassicuro soltanto lo sparuto pubblico su due aspetti del cambio di rotta:
- continuerò a non indulgere su toni intimisti: credo nel blog come veicolo di idee, non come vetrina per i propri sentimenti.
- non rinuncerò affatto a parentesi divertenti: non sarebbe nella mia indole, oltre al fatto che spesso l’umorismo è più significativo di molte parole.
Spero che apprezziate e che partecipiate con numerosi commenti. A questo proposito, due richieste, una banale, l’altra leggermente meno.
Non tollererò in alcun modo toni offensivi e violenti nei confronti di chicchessia: ci sono numerosi modi di esprimere le proprie idee in modo equilibrato e vi invito a scovarli!
Inoltre, e infine, mi piacerebbe che si scrivesse in italiano, senza abbreviazioni e contrazioni da sms: se possono avere un senso quando si hanno 150 caratteri disponibili, lo perdono integralmente quando non esistono tali vincoli. Ah, il condizionale a inizio frase è puramente un virtuosismo e, siccome è innegabile che io sia il padrone incontrastato del blog, non esiterò a riesumare l’ostracismo, all’occorrenza!
Ciao!
Andrea
