L’annuncio del governo di voler rilanciare il nucleare in Italia con una tabella di marcia che prevede di porre una serie di «prime pietre» per la costruzione di alcune centrali sparse sul territorio nazionale entro cinque anni, fa seguito ad un anno in cui il tema del nucleare è stato affrontato con costanza sulla stampa, con toni spesso rassicuranti. Si è parlato di scelta inevitabile, di nucleare pulito, di sfida per la competitività e la necessaria modernizzazione del nostro Paese. Tuttavia, al di fuori dell’arena politica, il tema non sembra avere ancora scaldato gli animi più di tanto, perché giustamente le persone di buon senso stanno cercando di capire quale sia esattamente questo piano nel dettaglio e quali le conseguenze. Il percorso sarà lungo e non mancheranno le occasioni di discussione e confronto.
Non mi sembra quindi particolarmente utile e tantomeno necessario cercare di creare polemiche, dare pagelle e stabilire graduatorie su chi abbia o non abbia il diritto e i titoli per parlare. Un’informazione aperta ed circostanziata è il minimo che si possa chiedere su un tema come questo, che non è un incontro di calcio e non si esaurisce in un battito di ciglia. Sarebbe quindi meglio evitare inutili e inesistenti polemiche, oggi e in futuro.
E’ vero, io sono solo un «esperto» di fisica delle particelle e non un ingegnere nucleare. Vorrei ricordare che i premi Nobel Fermi e Wigner, i veri scopritori dell’energia nucleare, erano dei fisici come me e che alla base della fisica nucleare vi è proprio la fisica delle particelle, guarda caso. Ricordo anche che in anni non troppo lontani un finto ingegnere mi definiva un «sonoro incompetente» e un «somaro» a proposito delle centrali solari a concentrazione, che oggi si stanno costruendo in tutto il mondo, contribuendo così a fare perdere tempo prezioso e posizioni di punta al nostro sistema industriale.
Come ho detto a Torino, rispondendo ad una precisa domanda di un giornalista, ho la più grande stima di Umberto Veronesi come uomo e scienziato. Da tempo apprezzo e sostengo il suo grande impegno in difesa del ruolo della scienza nel mondo moderno e la battaglia contro l’ignoranza in campo scientifico. Non condivido tuttavia le sue posizioni sulla relativa sicurezza degli impianti nucleari attuali per l’uomo e per l’ambiente. Perché un impianto nucleare non è un oggetto statico che si costruisce e che rimane inoffensivo sul nostro territorio. Perché nessuno al mondo oggi ha risolto il problema di dove mettere le scorie radioattive a lunga vita in luoghi veramente sicuri per il tempo necessario. E perché questo nucleare non è il miglior candidato per una vasta diffusione nei Paesi in via di sviluppo. Su questi temi, è necessario andare oltre le facili affermazioni o le generiche convinzioni basate sul desiderio di emulare un vecchio modello, che ha avuto successo nel passato, ma che presenta gravi incognite per il futuro.
Se si vorranno costruire, con il consenso dei cittadini e nel quadro di un piano energetico articolato, nuove centrali nel nostro Paese, vi è ancora tantissima strada da fare e non si dovranno solo prendere decisioni economiche, politiche e sociali, ma si dovranno anche giustificare le scelte tecnologiche che ci porteranno verso un futuro migliore o segneranno invece un accrescersi delle nostre difficoltà. Da italiano e da scienziato mi auguro che ciò possa avvenire in un clima sereno, attraverso un dialogo responsabile e corretto, basato sulla trasparenza e sull’evidenza scientifica, come la delicatissima materia richiede.

Carlo Rubbia, Corriere della Sera – 31 maggio 2008

Si segnala che il finto ingegnere a cui si allude è il sig. Carlo Regis, di cui si può leggere diffusamente in questo articolo, pubblicato sempre sul Corriere nel 2005: corrieresera_enea_ingegnerefantasmabocciarubbia.
C’è da farsi qualche risata… amara, visto che autore del pezzo è l’ormai famigerato Gian Antonio Stella!…

Un grazie al neo-ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, che dall’alto delle sue competenze si premura di informarci che l’Italia avrà il suo bel futuro nucleare. Intendiamoci, non sono contrario in linea di principio, o per chissà quali motivi legati alla sicurezza: sono ben conscio che la tecnologia avanzi in modo spettacolare e riesca a colmare parecchie falle del passato, e il fatto di studiare fisica dovrebbe (in un futuro, almeno) darmi gli strumenti per essere ancora più consapevole di certi aspetti tecnici della questione.

Rimane il fatto che i problemi irrisolti riportati da Rubbia esistono eccome, e rimarco il fatto che porre prime pietre per centrali di terza generazione fra cinque anni, ossia nel 2013, circa, significa vederle operative non prima del 2020. Il tutto con la garanzia di aver perso l’ennesimo treno per collaborare a progetti di ricerca veramente innovativi (si capisce, se i fondi servono per costruire le centrali, non saranno stanziabili alla ricerca!).
Non sono neanche un sostenitore di qualsivoglia tecnocrazia, tuttavia mi sembra che la questione sia di notevole delicatezza e pertanto meriti che se ne occupi gente provvista di una certa lungimiranza.

Non mi pare che un signore che ha tolto la scorta a Marco Biagi, pure dopo che questi esternò di sentirsi minacciato, sia il candidato ideale… A maggior ragione visto che dichiarò, dopo la sua morte, “A Bologna hanno colpito Biagi, che era senza protezione, ma se lì ci fosse stata la scorta i morti sarebbero stati tre.”.
Già, peccato che Cinzia Banelli, ex brigatista, collaboratrice di giustizia, sottolineò come la scelta di colpire Biagi fu dettata proprio dal fatto che fosse poco protetto, e che, se avesse avuto una scorta, le BR non sarebbero state in grado di ucciderlo. Ipsa dixit…

Alla prossima
Andrea