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Per varie settimane mi sono ripetuto che sarebbe stato doveroso scrivere qualcosa sull’indecenza che è divenuta legge il 6 agosto 2008, la legge 133, manovra finanziaria che con nonchalance azzoppa l’università italiana.
Purtroppo il tempo non è mai abbondato, così sfrutto la pappa già pronta, preparata dai signori di Nature, che ci dedicano l’editoriale del numero 455 (16 ottobre 2008). Siccome il settimanale internazionale ha impact factor lievemente superiore a Novella2000, penso sia utile riportare quanto del decantato “made in Italy” fa a buon diritto il giro del mondo…

CUT-THROAT SAVINGS
In an attempt to boost its struggling economy, Italy’s government is focusing on easy, but unwise, targets.

It is a dark and angry time for scientists in Italy, faced as they are with a government acting out its own peculiar cost-cutting philosophy. Last week, tens of thousands of researchers took to the streets to register their opposition to a proposed bill designed to control civil-service spending. If passed, as expected, the bill would dispose of nearly 2,000 temporary research staff, who are the backbone of the country’s grossly understaffed research institutions — and about half of whom had already been selected for permanent jobs.

Even as the scientists were marching, Silvio Berlusconi’s centre-right government, which took office in May, decreed that the budgets of both universities and research could be used as funds to shore up Italy’s banks and credit institutes. This is not the first time that Berlusconi has targeted universities. In August, he signed a decree that cut university budgets by 10% and allowed only one in five of any vacant academic positions to be filled. It also allowed universities to convert into private foundations to bring in additional income. Given the current climate, university rectors believe that the latter step will be used to justify further budget cuts, and that it will eventually compel them to drop courses that have little commercial value, such as the classics, or even basic sciences. As that bombshell hit at the beginning of the summer holidays, the implications have only just been fully recognized — too late, as the decree is now being transformed into law.

Meanwhile, the government’s minister for education, universities and research, Mariastella Gelmini, has remained silent on all issues related to her ministry except secondary schools, and has allowed major and destructive governmental decisions to be carried through without raising objection. She has refused to meet with scientists and academics to hear their concerns, or explain to them the policies that seem to require their sacrifice. And she has failed to delegate an undersecretary to handle these issues in her place.

Scientific organizations affected by the civil-service bill have instead been received by the bill’s designer, Renato Brunetta, minister of public administration and innovation. Brunetta maintains that little can be done to stop or change the bill — even though it is still being discussed in committees, and has yet to be voted on by both chambers. In a newspaper interview, Brunetta also likened researchers to capitani di ventura, or Renaissance mercenary adventurers, saying that to give them permanent jobs would be “a little like killing them”. This misrepresents an issue that researchers have explained to him — that any country’s scientific base requires a healthy ratio of permanent to temporary staff, with the latter (such as postdocs) circulating between solid, well equipped, permanent research labs. In Italy, scientists tried to tell Brunetta, this ratio has become very unhealthy.

The Berlusconi government may feel that draconian budget measures are necessary, but its attacks on Italy’s research base are unwise and short-sighted. The government has treated research as just another expense to be cut, when in fact it is better seen as an investment in building a twenty-first-century knowledge economy. Indeed, Italy has already embraced this concept by signing up to the European Union’s 2000 Lisbon agenda, in which member states pledged to raise their research and development (R&D) budgets to 3% of their gross domestic product. Italy, a G8 country, has one of the lowest R&D expenditures in that group — at barely 1.1%, less than half that of comparable countries such as France and Germany.

The government needs to consider more than short-term gains brought about through a system of decrees made easy by compliant ministers. If it wants to prepare a realistic future for Italy, as it should, it should not idly reference the distant past, but understand how research works in Europe in the present.

Ecco pure il pdf, direttamente dal sito ufficiale: nature_16ott08.

E, già lo so che non vedevate l’ora, qua c’è la legge 133: legge133_06ago08.
Prima di disperare, però, date anche un’occhiata a questa presentazione in ppt, preparata da un ottimo fisico teorico dell’Università di Torino: legge133_presentazione.

In chiusura, si sottolinea il capo III, art. 7 della legge 133… Speriamo bene (mi sembra ingenuo essere ottimisti, viste le ultime “sparate” dei nostri “onorevoli” all’UE)…

Andrea

Questa sera sono tortuosamente capitato su un altro blog, scritto da un fisico italiano che lavora al CERN.
Guarda caso, anche lui ha deciso di condividere col mondo qualche cosina su cosa si combini con gli acceleratori di particelle.
Siccome i suoi articoli sono scritti meglio del mio e, soprattutto, con molta maggior cognizione di causa, vi rimando in particolare a una pagina in cui si parla in particolar modo del bosone di Higgs.

Inoltre, mi scuso per le imprecisioni sparse per il mio articolo dell’altro giorno!

‘notte…
Andrea

Oggi alle 9.30 circa è entrato ufficialmente in funzione LHC, ad oggi il più grande e potente acceleratore di particelle mai realizzato, al CERN di Ginevra.
Si crede che dalle collisioni tra fasci di particelle provocate in questo anello sotterraneo a vuoto lungo 27 km permetteranno agli scienziati di conseguire progressi importanti nel campo delle interazioni fondamentali, tra l’altro l’osservazione di particelle sconosciute o della cui esistenza esiste solo una previsione teorica.

Per capire meglio gli obiettivi di LHC, però, occorre sapere qualcosa sullo stato attuale delle conoscenze (ovviamente si prescinderà da qualunque dettaglio tecnico!).

Sono state identificate quattro forze fondamentali in natura: la forza di gravità, la forza elettromagnetica, la forza forte (molto intensa ma a cortissimo raggio, tiene insieme i costituenti dei nuclei atomici) e la forza debole (responsabile del decadimento beta dei nuclei, legato alla radioattività).
Molti sforzi sono profusi dai ricercatori per costruire teorie quanto più generali possibile, in grado di spiegare “in un colpo solo” l’azione di forze diverse. Nel 1979 Sheldon Glashow, Abdus Salam e Steven Weinberg ottennero il premio Nobel per essere riusciti ad unificare la forza elettromagnetica e la forza debole nell’interazione elettrodebole. Sono poi state proposte varie teorie, il cui insieme va sotto il nome di Teoria della grande unificazione (GUT), che unificano le tre forze non gravitazionali nella forza elettronucleare: non si ha però ancora alcuna verifica sperimentale della GUT, per via del fatto che non si è ancora in grado di raggiungere energie sufficientemente elevate negli acceleratori.

Pertanto, allo stato attuale delle cose, è il cosiddetto Modello Standard la teoria più gettonata, grazie al fatto che le sue previsioni sono state in larga parte verificate sperimentalmente con grande precisione. Tuttavia il Modello Standard è ben lontano dall’essere una teoria completa delle interazioni fondamentali, in quanto, ad esempio, non comprende la gravità tra le forze che tratta. Inoltre non riesce a prevedere l’esistenza della materia oscura.
Il credito di cui gode il Modello Standard è legato anche e soprattutto alla sua eleganza: tale teoria, infatti, è in grado di spiegare una notevole quantità di fenomeni e di descrivere tutte le particelle elementari oggi note.

Il Modello Standard raggruppa le particelle elementari in due categorie: quelle costituenti la materia e quelle mediatrici delle forze.

Le particelle costituenti la materia sono tutte fermioni: essi si dividono in leptoni e quark.
I leptoni sono sei, divisi in tre generazioni: si hanno l’elettrone e^- e il suo neutrino \nu_e, il muone \mu^- e il suo neutrino \nu_{\mu}, il tauone \tau^- e il suo neutrino \nu_{\tau}.
Anche i quark sono sei, divisi sempre a coppie in tre generazioni: ci sono i quark up u e down d, charm c e strange s, top t e bottom b.
Inoltre, per ogni particella menzionata, esiste la relativa antiparticella, cosicché vi sono altri 6 antileptoni e 6 antiquark.

Le particelle che mediano l’azione delle forze fondamentali risultano essere, invece, bosoni.
L’interazione elettromagnetica è mediata dai fotoni, la forza debole dai bosoni W e Z, l’interazione forte dai gluoni, quella gravitazionale dai gravitoni.
E’ importante sottolineare che gluoni e gravitoni non sono ancora stati rilevati sperimentalmente, mentre l’osservazione dei bosoni W e Z valse, nel 1984, il premio Nobel a Carlo Rubbia e Simon van der Meer.

Previsto dal Modello Standard, ma mai osservato, è il bosone di Higgs. Si pensa che esso sia il portatore di forza del campo di Higgs, che si ritiene permei tutto l’universo e dia massa a tutte le particelle. Si spera che LHC possa finalmente rivelarlo. Nell’immagine, un’elaborazione al computer di ciò che sui rivelatori andrebbe letto come una manifestazione del bosone di Higgs.

Il programma scientifico di LHC prevede sei esperimenti. I principali quattro sono i seguenti.

  1. ATLAS (A Toroidal LHC ApparatuS) investigherà sul bosone di Higgs, appunto, e sulle proprietà del quark top, ancora non ben osservato. Inoltre cercherà di far luce sul problema della violazione della simmetria CP, responsabile della presenza nell’universo della sola materia (e non di antimateria). Ancora, ATLAS sarà impiegato per verificare nuovi modelli teorici, coinvolti nei lavori più all’avanguardia.
  2. CMS (Compact Muon Solenoid) studierà la fisica delle particelle sulla scala dei TeV (TeraelettronVolt = 10^{12} eV), l’ordine di grandezza delle energie in gioco a LHC. Cercherà anch’esso il bosone di Higgs, oltre a prove dell’esistenza della supersimmetria e di ulteriori dimensioni spazio-temporali oltre a quelle canoniche, come predetto da teorie come la teoria delle stringhe.
  3. LHCb (LHC beauty) tenterà di esplorare il terreno della violazione di CP e di quella fisica non completamente spiegabile, quando non proibita, all’interno del Modello Standard.
  4. ALICE (A Large Ion Collider Experiment) ha come scopo quello di studiare la fisica della materia sottoposta alle interazioni forti che si riscontrano alle densità di energia estreme alle quali ci si aspetta la formazione di una nuova fase di materia chiamata plasma quark-gluone.

Beh, non resta che augurarsi grandi progressi!…
Andrea

P.S.: Gli adroni (traduzione dell’H di LHC) sono particelle soggette all’interazione forte: esempi facili sono protoni e neutroni…