Sia lode a Barbara Spinelli, che su La Stampa di domenica scorsa dà corpo e forma a pensieri che da tempo si agitavano nella mente del sottoscritto…

Il baratro di cui ha parlato Berlusconi, giovedì quando s’è rotto il negoziato Alitalia e la cordata Colaninno ha ritirato la propria offerta, è la condizione in cui ci si trova ogni qual volta la realtà si vendica sull’illusione, che più o meno lungamente aveva abbagliato e confuso le menti. Ogni disincanto genera baratri. La grande illusione esiste anche nel mondo della finanza ed è chiamata bolla: proprio in questi giorni, anch’essa sta scoppiando nelle mani di chi per decenni l’aveva dilatata, fino a scambiarla col reale. Il motore dell’illusione è la distorsione della realtà, ed è il motivo per cui si può parlare di bolla della menzogna per Alitalia e di bolla delle false credenze per la finanza. Come quando è fatta di sapone, la bolla ti avvolge con una membrana trasparente, che ti sconnette dal reale. Più enormi le illusioni, più durevole la bolla e più brutale lo scoppio. Per questo è importante esplorare il passato, anche se presente e futuro sono prioritari. L’anamnesi della bolla aiuta a capire il momento in cui l’illusione non solo cancella il principio di realtà, ma crea realtà affatto nuove che pesano ancora: una tentazione che non è di ieri ma di sempre, essendo le false credenze loro ingrediente essenziale.

La bolla Alitalia s’è palesata non solo alla fine del governo Prodi, ma anche quando ha preso corpo la cordata Colaninno. L’alternativa berlusconiana poteva riuscire, ma essendo nata come bolla aveva bisogno di menzogne e queste non sono state ininfluenti sul negoziato. Ogni volta che il premier parlava (l’ultima a Porta a Porta, il 15 settembre), le contro-verità per forza riaffioravano facendo riemergere il passato ineluttabilmente.
Le contro-verità sono almeno sei. Primo, non è vero che le promesse elettorali sono state mantenute: Berlusconi aveva garantito soluzioni migliori rispetto a Air France, e la Cai è certo un rimedio ma non migliore. Secondo, i costi erano ben più alti: sia per i licenziamenti; sia per il futuro mondiale della compagnia (l’italianità era garantita, non una compagnia competitiva nel mondo); sia per il prezzo pagato dai contribuenti. L’economista Carlo Scarpa ha calcolato, sul sito La Voce, che lo Stato – i contribuenti – devono pagare nel piano CAI 2,9 miliardi di euro. Terzo, non è vero che non ci sarebbero stati stipendi diminuiti ma solo aumenti di produttività, come detto dal premier: altrimenti il negoziato non si sarebbe bloccato su questo. Quarto, non è vero che Berlusconi non avrebbe impedito l’accordo Air France: il premier disse pubblicamente che l’avrebbe revocato, se vittorioso alle urne. Quinto, Air France non prevedeva 7000 licenziati ma 2150. Sesto, non è Berlusconi a poter lamentare l’uso politico spinto del caso Alitalia. Rammentare illusioni e contro-verità non è vano perché mostra la stoffa di cui son fatte le bolle: in economia, in politica, nell’individuo. La bolla infatti crea una realtà in cui si finisce per credere, e che diventa realtà: magari virtuale – un’ombra, un’ideologia – ma che incide sulla vita. Chi la dilata comincia a ignorare la membrana e influenza gli attori circostanti. Ogni metafora naturalmente ha difetti, anch’essa deve fare i conti con il reale. Ma l’euforia di illusioni e false credenze è il tessuto della bolla, e se è vero quello che dice Erasmo – la menzogna ha cento volte più presa sull’uomo della verità – la sua potenza non va sottovalutata. [...]

L’articolo proseguiva parlando di finanza, ma sono troppo ignorante in merito per avere la possibilità di capire di che si stesse parlando…

Certo che faceva proprio schifo entrare a far parte del gruppo AirFrance-KLM… già, noi siamo italiani, vorremo mica far comunella con quella gentaglia di francesi e olandesi, vorremo mica rischiare di fare la cosa giusta, ogni tanto… Tanto sull’altro piatto della bilancia stanno solo (altri) soldi pubblici e qualche migliaio di posti di lavoro…
Solo che ormai è troppo tardi, come sottolinea il Financial Times (nientepopodimeno). Purtroppo l’articolo non può essere consultato interamente, ma la conclusione (seppur tradotta) rimane significativa:

Sfortunatamente il tempo per l’Alitalia è scaduto molto tempo fa. L’ultimo utile d’esercizio risale al 1999. Perde 3 milioni di euro al giorno. E un mese fa aveva liquidità per soli 50 milioni, il che significa che i soldi stanno finendo adesso. Le autorità di controllo dei trasporti dicono che Alitalia potrebbe essere messa a terra presto. Questo è il problema di non avere un piano B e di aver congelato potenziali acquirenti esteri nel nome di un incauto patriottismo.

… non resta che ricordarci sempre “meno male che Silvio c’è“…

Andrea

Riporto la triste notizia data oggi al tg3.
Da domani, 23 settembre, l’uomo avrà esaurito le risorse prodotte dal pianeta per l’anno in corso.
In altre parole, le nostre attività sono eccessivamente dispendiose e non sostenibili.

Nel 1965 si consumava tanto quanto la Terra era (ed è) in grado di produrre.
Nel 2008 stiamo nei limiti solo fino all’equinozio d’autunno (neanche tre quarti dell’anno…).
Nel 2050, si calcola, la Terra necessiterà di due anni per rinnovare quanto l’uomo consumerà in uno solo.

A mio modestissimo parere (anche perché è solo una stima ad occhio, neanche tanto ragionata!), il 2050 (quando saremo 9 miliardi!) è una stima fin troppo ottimistica.
Mentre qualcuno si ostina a ignorare il problema, se non a parole quanto meno di fatto, qualcun’altro (leggi Vincenzo Balzani) persevera nel citare un proverbio saudita:

Mio padre cavalcava un cammello.
Io guido un auto.
Mio figlio pilota un aereo a reazione.
Suo figlio cavalcherà un cammello.

Mala tempora currunt…

Andrea

… ovvero “Forse il più significativo contributo al progresso umano da parte dei piccioni”.

Questa volta si parla di uno strumento dimostrativo davvero notevole, tanto utile e profondo quanto apparentemente banale: il Pigeonhole Principle, o, in versione italiana, Principio dei Cassetti (senza che la traduzione di “pigeon” sia “cassetto”, ovviamente!).
Subito gli enunciati, che sono talmente semplici da non richiedere altri giri di parole…

Pigeonhole Principle: If n+1 pigeons fly to n holes, there must be a pigeonhole containing at least two pigeons.
Principio dei Cassetti: Se devo sistemare n+1 oggetti in n cassetti, deve esserci un cassetto contenente almeno due oggetti.

A questo giro propongo tre problemi invece di due teoremi (i teoremi varranno pure di più, no?!).

Problema1 (Olimpiadi ceche e slovacche 1996): Un gruppo di bambini viene diviso in squadre nel seguente modo: innanzitutto il capo del gruppo nomina dei capitani; poi ciascun capitano forma una squadra con tutti quelli che gli sono amici (l’amicizia è simmetrica: se A è amico di B, allora anche B è amico di A!). Stranamente si formano delle squadre che non hanno bambini in comune e che comprendono tutti gli appartenenti al gruppo.
Può essere che la cosa si verifichi di nuovo, cambiando il numero di capitani?

La risposta è no, vediamo perché.
Sia k il numero di capitani della prima suddivisione, che chiamo S_1.
Se la volta dopo vengono scelti più di k capitani, per il Principio dei Cassetti (d’ora in poi PdC) almeno due dei nuovi capitani saranno stati compagni di squadra in precedenza. Allora sono entrambi amici del capitano di tale vecchia squadra, pertanto si contenderanno quel bambino. Quindi non è possibile che alla fine le nuove squadre non abbiano elementi in comune.
Se invece vengono scelti meno di k capitani, sempre per il PdC vi sarà almeno una delle squadre di S_1, nessuno dei cui elementi è capitano nella seconda suddivisione S_2. Allora il capitano di quella vecchia squadra non potrà in nessun caso far parte di una delle squadre di S_2: infatti egli non è amico di nessuno dei bambini delle altre squadre di S_1, se no li avrebbe chiamati nella sua in precedenza; inoltre i suoi vecchi compagni di squadra (di cui è amico), non hanno diritto di scelta, perché non sono capitani neanche al secondo giro. Pertanto S_2 non copre tutti i bambini del gruppo.
La dimostrazione è conclusa.

Problema 2: Dimostrare che in ogni insieme di 33 interi positivi distinti, i cui fattori primi sono scelti unicamente dall’insieme {5,7,11,13,23}, ve ne sono due il cui prodotto è un quadrato perfetto.

Ogni intero del nostro insieme è rappresentabile per mezzo dei suoi fattori primi, quindi avrà la forma 5^a7^b11^c13^d23^e, per opportuni a,b,c,d,e \in \mathbb{N} (dunque eventualmente nulli…).
Inoltre ognuno degli esponenti potrà essere pari o dispari, cosicché ad ogni 5-upla (a,b,c,d,e) se ne può associare una del tipo (P,D,D,P,D), ad esempio, dove P sta per “pari” e D per “dispari”.
Esistono 2^5=32 5-uple “pari-dispari”, dunque, per il PdC, sarà sicuramente possibile trovare tra i nostri 33 interi di partenza due numeri a cui è associata la medesima 5-upla “pari-dispari”. Moltiplicando tali numeri (gli esponenti si sommano!), se ne otterrà un terzo, nella cui fattorizzazione compaiono i soliti 5 primi, tutti con esponente pari (infatti pari+pari fa pari, così come di dispari+dispari): esso è quindi un quadrato perfetto, come desiderato.

Problema 3 (IMO 1964): Diciassette persone si scrivono mail l’un l’altro, ognuno scrive a tutti gli altri. Nelle loro mail discutono di tre diversi argomenti e ogni coppia di corrispondenti parla sempre e soltanto di uno di questi. Dimostra che esistono almeno tre persone che si scrivono vicendevolmente riguardo allo stesso argomento.

Considero un particolare membro del gruppo, Tizio. Delle sedici altre persone con cui è in contatto, per il PdC ve ne sono almeno sei che parlano con Tizio di uno stesso argomento, che denoto con Arg1. Se almeno due persone, tra queste sei, discutono via mail di Arg.1, abbiamo trovato il trio e la dimostrazione è conclusa.
Se ciò non accade, significa che questi sei parlano tra loro solo degli altri due argomenti. Considero una persona tra queste sei, Caio. Per il PdC, vi sono almeno tre persone, tra le cinque rimanenti, con cui Caio ciancia solo di un argomento, che chiamo Arg2. Analogamente a sopra, se tra queste tre ci sono almeno due persone che parlano tra loro di Arg2, abbiamo finito: Caio e questi due formano il trio cercato.
Se ciò non accade, poco male, perché significa che quegli stessi tre parlano tra loro solo di Arg3, quindi proprio loro sono il magico trio…
Comunque vada, abbiamo visto che sappiamo identificare tre persone che tra loro si scrivono solo di un particolare argomento, come volevamo dimostrare.

Due precisazioni.
Nel Problema2 ho scritto qualche volta 5-upla… che sarà mai? In generale, una n-upla (leggi ennupla… ma la 5-upla si legge pure cinquina…) è una lista ordinata di n valori (a_1,a_2,\dots,a_n).
Inoltre IMO significa International Mathematical Olympiad, ovvero il massimo livello di competizione matematica esistente… giusto per gasarsi un po’… =)

Spero abbiate apprezzato!
Andrea

Questa sera sono tortuosamente capitato su un altro blog, scritto da un fisico italiano che lavora al CERN.
Guarda caso, anche lui ha deciso di condividere col mondo qualche cosina su cosa si combini con gli acceleratori di particelle.
Siccome i suoi articoli sono scritti meglio del mio e, soprattutto, con molta maggior cognizione di causa, vi rimando in particolare a una pagina in cui si parla in particolar modo del bosone di Higgs.

Inoltre, mi scuso per le imprecisioni sparse per il mio articolo dell’altro giorno!

‘notte…
Andrea

C’è in giro molta gente che ha un conto aperto con la matematica.
E’ un dato di fatto. Ed è un peccato.

Già, perché è estremamente probabile che fondino le loro opinioni negative nei confronti di tale scienza sulla cattiva esperienza avuta alle superiori. Peccato che, chiedendo a un matematico cosa lo affascini di ciò che studia, mai (oserei dire) citerà ciò che viene troppo spesso spacciato per matematica nella scuola dell’obbligo. E’ opinione diffusa, tra gli addetti ai lavori, che non ci sia nulla di divertente nei calcoli interminabili o nelle formule complicate.

Piuttosto, parlerà di eleganza e bellezza della matematica. Parole che possono di primo acchito suonare incomprensibili, ma hanno (eccome!) una ragion d’essere.
Uno dei maggiori matematici del XX secolo, Godfrey Harold Hardy, ha scritto un notissimo libro (al cui titolo mi sono liberamente ispirato!), “Apologia di un matematico”, nel quale racconta le ragioni per cui ha scelto di dedicare la propria vita alla disciplina. Lo scrittore Graham Greene lo definisce “insieme con i Taccuini di Henry James, la descrizione più riuscita di cosa significhi essere un artista creativo”.

Nel tentativo di dare un (pur modesto) contributo alla divulgazione della matematica, inizio a proporre problemi “belli” risolti, in cui si utilizzeranno le basilari tecniche dimostrative, convinto come sono che una delle cose più affascinanti della materia sia la generalità dei risultati che ottiene, derivanti, appunto, da dimostrazioni, specialmente se brevi e sorprendenti.

Comincio proprio dai due risultati fondamentali di cui anche Hardy parla nel suo libro!

Presupposti
La dimostrazione per assurdo procede supponendo (per assurdo, appunto) che la tesi da dimostrare sia falsa. Fatta questa assunzione, si mostra deduttivamente che ciò conduce a una contraddizione. Allora non resta che concludere che la tesi sia vera a tutti gli effetti!
Un numero primo p è un numero naturale (ossia un intero positivo) che ha due soli divisori interi positivi: 1 e p.

Teorema (Euclide): Esistono infiniti numeri primi.

Suppongo per assurdo che esista solo un numero finito di numeri primi: li chiamo p_1,p_2,p_3,\dots,p_k.
Costruisco ora il numero N=p_1p_2 p_3\dots p_k+1, ottenuto come prodotto di tutti i primi esistenti (secondo la nostra supposizione) più 1.
Ora, evidentemente N non è divisibile per nessuno dei primi p_1,\dots,p_k: infatti il resto della divisione di N per ciascuno dei nostri primi è 1.
Questo implica che o N è a sua volta un numero primo, o che è divisibile per un qualche numero primo non incluso nella nostra lista iniziale, che dunque è incompleta. Ma questa è una contraddizione, poiché si era assunto che tale lista esaurisse il novero dei numeri primi esistenti!
Pertanto la nostra supposizione iniziale è errata e i numeri primi sono infiniti.      CVD

Teorema (Ippaso di Metaponto): \sqrt{2} è un numero irrazionale.

Suppongo per assurdo che \sqrt{2} sia razionale, ovvero sia esprimibile come rapporto di interi.
Scrivo allora che \displaystyle \sqrt{2}=\frac{m}{n} e suppongo anche di aver opportunamente semplificato la frazione, in modo da ridurla ai minimi termini: in particolare, allora, m e n non sono entrambi numeri pari. Elevando ambo i membri al quadrato, ottengo    \displaystyle \sqrt{2}=\frac{m}{n} \longrightarrow 2=\frac{m^2}{n^2} \longrightarrow 2n^2=m^2.
A primo membro c’è un fattore 2, dunque 2n^2 è un numero pari. Ma allora deve esserlo pure m^2, poiché deve valere il segno di uguale. Posso quindi scrivere m come 2a e l’uguaglianza diventa 2n^2=(2a)^2=4a^2 \longrightarrow n^2=2a^2. Da qui, per motivazioni identiche a prima, si conclude che anche n deve essere pari. Ma questo è assurdo, poiché si era visto sopra che per ipotesi m e n non potevano essere entrambi pari!
In conclusione, assumendo che \sqrt{2} fosse razionale, abbiamo raggiunto una contraddizione. Quindi \sqrt{2} è irrazionale.      QED

Mi auguro che quest’iniziativa, nata in questo pigro pomeriggio vacanziero di settembre, possa almeno interessare vagamente qualcuno!… =)

Alla prossima
Andrea

P.S.: CVD e QED sono sigle, che significano, rispettivamente, “come volevasi dimostrare” e “quod erat demonstrandum”, il che, a sua volta, significa “come volevasi dimostrare”!

Oggi alle 9.30 circa è entrato ufficialmente in funzione LHC, ad oggi il più grande e potente acceleratore di particelle mai realizzato, al CERN di Ginevra.
Si crede che dalle collisioni tra fasci di particelle provocate in questo anello sotterraneo a vuoto lungo 27 km permetteranno agli scienziati di conseguire progressi importanti nel campo delle interazioni fondamentali, tra l’altro l’osservazione di particelle sconosciute o della cui esistenza esiste solo una previsione teorica.

Per capire meglio gli obiettivi di LHC, però, occorre sapere qualcosa sullo stato attuale delle conoscenze (ovviamente si prescinderà da qualunque dettaglio tecnico!).

Sono state identificate quattro forze fondamentali in natura: la forza di gravità, la forza elettromagnetica, la forza forte (molto intensa ma a cortissimo raggio, tiene insieme i costituenti dei nuclei atomici) e la forza debole (responsabile del decadimento beta dei nuclei, legato alla radioattività).
Molti sforzi sono profusi dai ricercatori per costruire teorie quanto più generali possibile, in grado di spiegare “in un colpo solo” l’azione di forze diverse. Nel 1979 Sheldon Glashow, Abdus Salam e Steven Weinberg ottennero il premio Nobel per essere riusciti ad unificare la forza elettromagnetica e la forza debole nell’interazione elettrodebole. Sono poi state proposte varie teorie, il cui insieme va sotto il nome di Teoria della grande unificazione (GUT), che unificano le tre forze non gravitazionali nella forza elettronucleare: non si ha però ancora alcuna verifica sperimentale della GUT, per via del fatto che non si è ancora in grado di raggiungere energie sufficientemente elevate negli acceleratori.

Pertanto, allo stato attuale delle cose, è il cosiddetto Modello Standard la teoria più gettonata, grazie al fatto che le sue previsioni sono state in larga parte verificate sperimentalmente con grande precisione. Tuttavia il Modello Standard è ben lontano dall’essere una teoria completa delle interazioni fondamentali, in quanto, ad esempio, non comprende la gravità tra le forze che tratta. Inoltre non riesce a prevedere l’esistenza della materia oscura.
Il credito di cui gode il Modello Standard è legato anche e soprattutto alla sua eleganza: tale teoria, infatti, è in grado di spiegare una notevole quantità di fenomeni e di descrivere tutte le particelle elementari oggi note.

Il Modello Standard raggruppa le particelle elementari in due categorie: quelle costituenti la materia e quelle mediatrici delle forze.

Le particelle costituenti la materia sono tutte fermioni: essi si dividono in leptoni e quark.
I leptoni sono sei, divisi in tre generazioni: si hanno l’elettrone e^- e il suo neutrino \nu_e, il muone \mu^- e il suo neutrino \nu_{\mu}, il tauone \tau^- e il suo neutrino \nu_{\tau}.
Anche i quark sono sei, divisi sempre a coppie in tre generazioni: ci sono i quark up u e down d, charm c e strange s, top t e bottom b.
Inoltre, per ogni particella menzionata, esiste la relativa antiparticella, cosicché vi sono altri 6 antileptoni e 6 antiquark.

Le particelle che mediano l’azione delle forze fondamentali risultano essere, invece, bosoni.
L’interazione elettromagnetica è mediata dai fotoni, la forza debole dai bosoni W e Z, l’interazione forte dai gluoni, quella gravitazionale dai gravitoni.
E’ importante sottolineare che gluoni e gravitoni non sono ancora stati rilevati sperimentalmente, mentre l’osservazione dei bosoni W e Z valse, nel 1984, il premio Nobel a Carlo Rubbia e Simon van der Meer.

Previsto dal Modello Standard, ma mai osservato, è il bosone di Higgs. Si pensa che esso sia il portatore di forza del campo di Higgs, che si ritiene permei tutto l’universo e dia massa a tutte le particelle. Si spera che LHC possa finalmente rivelarlo. Nell’immagine, un’elaborazione al computer di ciò che sui rivelatori andrebbe letto come una manifestazione del bosone di Higgs.

Il programma scientifico di LHC prevede sei esperimenti. I principali quattro sono i seguenti.

  1. ATLAS (A Toroidal LHC ApparatuS) investigherà sul bosone di Higgs, appunto, e sulle proprietà del quark top, ancora non ben osservato. Inoltre cercherà di far luce sul problema della violazione della simmetria CP, responsabile della presenza nell’universo della sola materia (e non di antimateria). Ancora, ATLAS sarà impiegato per verificare nuovi modelli teorici, coinvolti nei lavori più all’avanguardia.
  2. CMS (Compact Muon Solenoid) studierà la fisica delle particelle sulla scala dei TeV (TeraelettronVolt = 10^{12} eV), l’ordine di grandezza delle energie in gioco a LHC. Cercherà anch’esso il bosone di Higgs, oltre a prove dell’esistenza della supersimmetria e di ulteriori dimensioni spazio-temporali oltre a quelle canoniche, come predetto da teorie come la teoria delle stringhe.
  3. LHCb (LHC beauty) tenterà di esplorare il terreno della violazione di CP e di quella fisica non completamente spiegabile, quando non proibita, all’interno del Modello Standard.
  4. ALICE (A Large Ion Collider Experiment) ha come scopo quello di studiare la fisica della materia sottoposta alle interazioni forti che si riscontrano alle densità di energia estreme alle quali ci si aspetta la formazione di una nuova fase di materia chiamata plasma quark-gluone.

Beh, non resta che augurarsi grandi progressi!…
Andrea

P.S.: Gli adroni (traduzione dell’H di LHC) sono particelle soggette all’interazione forte: esempi facili sono protoni e neutroni…

Riporto un articolo interessante, che ho letto ieri su La Stampa.

IL PAPA E BUSH UNITI NEGLI ERRORI

In aprile Benedetto XVI festeggiò i suoi 81 anni con George W. Bush alla Casa Bianca. Curioso: il Papa, ambasciatore di pace e verità, che brinda con un presidente di guerra che, anche agli occhi di molti Americani, con le bugie e la propaganda ha trascinato una grande democrazia in una guerra brutale, senza apparenti strategie per uscirne.

Secondo un sondaggio recente, l’80 per cento degli americani è convinto che gli Stati Uniti sono «sulla strada sbagliata». Di qui lo slogan di questa campagna elettorale per la Casa Bianca: «Cambiamento». E il Papa? A parte una tardiva ammissione di colpa per gli innumerevoli casi di pedofilia tra il clero cattolico, non ha praticamente detto una sola parola di cambiamento nella chiesa e nella società.

George W. Bush e Joseph Ratzinger sono diversi per carattere, istruzione e modo di parlare come possono esserlo un cowboy del Texas e un prelato romano. Bush non ha mai mascherato il suo atteggiamento anti-intellettuale. La sua conoscenza della storia è limitata tanto quanto la sua conoscenza della geografia, della lingue straniere e della filosofia. Una raccolta delle sue famigerate gaffe linguistiche e logiche («Bushism») ha prodotto molte risate. La sua visione del mondo è racchiusa nel modello manicheo dell’opposizione tra bene («noi») e male («loro»). All’opposto, Benedetto XVI ha goduto di un’eccellente istruzione classica e ha imparato alcune lingue straniere. Il suo pensiero è sottile, il linguaggio raffinato, le azioni prudenti. Per un quarto di secolo ha osservato attentamente le cose del mondo dalle finestre del Vaticano. Nel decidere si lascia guidare dalle usanze centenarie della Curia romana, il corpo amministrativo della Chiesa cattolica romana.

I due però hanno anche molto in comune. Entrambi amano le apparizioni pompose, siano esse su un aereo o davanti alle masse in piazza San Pietro. In occasione della visita del Papa, il Presidente tentò di competere con il cerimoniale imperiale del pontefice romano ricorrendo a una guardia d’onore e una salva con 21 cannoni. Sia il Presidente sia il Papa condividono un atteggiamento conservatore, soprattutto quando si tratta di controllo delle nascite, morale familiare, esibita devozione cristiana. Nel caso del presidente, questo atteggiamento sembra piuttosto fondamentalista; nel caso del Papa, sovraccarico di tradizione. Ovviamente, entrambi ritenevano che tutta questa ostentazione di fondamenta morali condivise avrebbe fatto guadagnare punti con il pubblico americano.

Nel suo recente viaggio di commiato nelle capitali europee, era evidente che il Presidente, che ha incontrato solo fiacca indifferenza anziché dimostrazioni ostili, è stato cancellato come un’anatra zoppa. Imperterrito, ha ripetuto il suo discorso sulla lotta per la libertà e la democrazia, per la «sicurezza» e la pace. In questo modo ha mostrato la sua personale versione di infallibilità, che lo rende incapace di imparare alcunché e gli impedisce di cogliere una qualunque occasione per ammettere la sua colpa di fronte all’immenso disastro che le sue azioni hanno creato nel mondo.

Il Papa, invece, non è un’anatra zoppa. E anche se lui, secondo una più recente dottrina romana, ha ancora una certa «infallibilità nelle questioni di fede e morale», è però capace di imparare. Dopo tutto ha concesso a me, suo critico, un’amichevole conversazione di quattro ore nella residenza estiva di Castel Gandolfo, nel corso della quale ha mostrato una sorprendente capacità di fare passi avanti nelle sue riflessioni. E nel viaggio in Turchia del 2006 ha corretto – con una visita fuori programma a una moschea e una chiara espressione di alta considerazione per l’Islam – le controverse osservazioni sull’Islam come religione di violenza, fatte qualche mese prima in Germania, all’Università di Ratisbona.

Il Papa è in carica da soli tre anni. Non potrebbe imparare, mi chiedo, dai fallimenti del presidente Bush? Alla sua grande intelligenza e alla sua sensibilità storica non possono sfuggire i segnali ammonitori per il futuro del suo pontificato.

Ne segnalo cinque:

1. Con la reintroduzione del tradizionale rito latino nella Messa, abolito dal Concilio Vaticano II e da Paolo VI in favore di una liturgia più accessibile nella lingua vernacolare, si è attirato molte critiche nell’episcopato e tra i pastori.

2. Nell’incontro con il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, a Istanbul, il Papa non ha dato segni di compromesso sui diritti legali romani medievali sulle chiese ortodosse e così non ha fatto nemmeno un passo avanti verso la riunificazione tra Est e Ovest.

3. Con le apparizioni pubbliche in sontuose vesti liturgiche nello stile di Leone X, che voleva gustare il pontificato in tutti i suoi agi e che porta la responsabilità principale per il «no» di Roma alle richieste di riforma di Lutero, Benedetto XVI ha confermato l’idea di molti protestanti che il Papa non conosce in profondità la Riforma.

4. Mantenendo rigidamente la legge medievale del celibato per il clero occidentale, porta la principale responsabilità del declino del sacerdozio cattolico in molti Paesi e del crollo delle tradizionali strutture della cura pastorale nelle sempre più numerose comunità rimaste senza prete.

5. Insistendo sulla perniciosa enciclica Humanae vitae contro qualunque forma di controllo delle nascite, il Papa condivide la responsabilità della sovrappopolazione, soprattutto nei Paesi più poveri, e dell’ulteriore diffusione dell’Aids.

Quella che il giornalista Jacob Weisberg chiama «la tragedia di Bush» non dovrebbe indurre Benedetto XVI a pensare più attentamente alle sue azioni? Mal consigliato dai neoconservatori e tenacemente appoggiato da media compiacenti, Bush voleva portare il suo Paese in una «nuova era americana». Ora finisce la sua carriera da fallito, a stento rispettato dal suo stesso partito.

«Sapienti sat» – «questo basta a chi capisce» – solevano dire gli antichi romani. Chi conosce la situazione della Chiesa non ha bisogno di ulteriori spiegazioni.

Hans Küng

Hans Küng è un teologo svizzero, noto per le sue posizioni critiche nei confronti della chiesa di Roma.
Ha giudicato negativamente il pontificato di Karol Wojtyła e, come si vede, tende a non condividere neppure quello di Joseph Ratzinger.

Andrea

Probabilmente non sarò mai in grado di capire appieno che cosa significhi essere irrimediabilmente attratti da una vetta, cosa spinga a rischiare la vita solo per spingere il proprio limite un po’ più in là.
E tuttavia non posso che provare un profondo senso di ammirazione per chi sceglie di mettersi alla prova a 8000 m di quota, con umiltà, ma senza mezze misure.

Grazie, Karl, per la tua testimonianza…

Das Faszinierende an den Bergabenteuern
ist der Aufbruch ins Ungewisse.
Man weiß nie, was kommt.

Commossi saluti
Andrea

Si scoprono cose curiose, girovagando per la sterminata Rete, senza neanche doversi scomodare troppo: basta dare un’occhiata al sito della Facoltà di Economia dell’Università di Torino!

Balza agli occhi, infatti, un riquadro, nella parte destra dello schermo, in cui campeggia la scritta SONDAGGIO.
Si scorre la pagina e si legge:

Carpe diem (quam minimum credula postero): chi l’ha detto?

Ora, si potrebbero dire tante cose sulla concezione di “sondaggio” che i gestori del sito di Economia condividono, in primis si potrebbe (e dovrebbe) far notare loro che un sondaggio vero NON ha una risposta giusta e altre sbagliate, se no si chiamerebbe quiz, o, più dignitosamente, domanda di cultura più o meno generale…

Più ancora, però, sorprendono i risultati! Le opzioni di risposta, con relative percentuali di scelta, sono le seguenti:

Cicerone [14,14 %] – Catullo [19,49 %] – Orazio [42,88 %] – Seneca [23,49 %] — Votanti: 3176

E se non sorprende più di tanto che la maggioranza ci abbia preso, è più notevole che quasi la metà della gente abbia miseramente toppato, dato che la citazione è tra le più in voga sulla bocca di chiunque!

Incuriosito, sono andato a guardare quali altre perle l’iniziativa dei sondaggi mi potesse regalare!
Riporto le domande “non da sondaggio”, simili per tono a quella di cui sopra (eccezion fatta per le domande su alcune novità – neanche troppo, invero – in fatto di tecnologia, quali Wikipedia, il podcasting, OpenOffice), seguite dai risultati e dal numero di votanti.

Teorema di Rolle: quali delle seguenti ipotesi non è corretta?
f(x): [a,b]\rightarrow \mathbb{R} [24,43 %] -
f(x) \text{ continua su }[a,b] [15,53 %] -
f(x) \text{ derivabile su }[a,b] [24,43 %] -
f(a)=f(b) [35,61 %] — Votanti: 528

Chi fra questi personaggi NON ha ricevuto il Nobel per l’Economia?
Milton Friedman [1,75 %] – Enrico Fermi [26,39 %] – Gary Becker [4,07 %] – Franco Modigliani [67,78 %] — Votanti: 6062

Nel tuo corso sei contemporaneamente il 50esimo migliore e il 50esimo peggiore. Quanti studenti lo frequentano?
50 [20,04 %] – 75 [6,51 %] – 99 [43,64 %] – 100 [18,46 %] – 101 [11,35 %] — Votanti: 3304

Una gallina e mezza fa un uovo e mezzo in un giorno e mezzo. Quante uova fanno tre galline in otto giorni?
8 [29,17 %] – 16 [23,58 %] – 24 [27,98 %] – 32 [19,27 %] — Votanti: 4343

Notevole affluenza, dunque, Rolle a parte (chissà perché poi!), e vaccate dilaganti. Dico io, va bene ignorare totalmente chi sia Gary Becker, ma non si può non sapere che Fermi ci azzeccava di più con gli atomi, che con i mutui a tasso variabile (chiedo venia per la gratuità del riduttivo esempio riportato!)…
E se pure “gli ultimi saranno i primi”, come disse qualcuno, forse nelle cose del mondo continua a non funzionare così, ed è difficile essere contemporaneamente il migliore e il peggiore (vero, 20,04 % dei votanti??)!

Detto questo, onore a quanti a Economia studiano seriamente. Congetturo che l’insieme di costoro abbia intersezione nulla, o per lo meno piccola, con quello di chi si cimenta nei sondaggi (e li sbaglia)!

Andrea

L’annuncio del governo di voler rilanciare il nucleare in Italia con una tabella di marcia che prevede di porre una serie di «prime pietre» per la costruzione di alcune centrali sparse sul territorio nazionale entro cinque anni, fa seguito ad un anno in cui il tema del nucleare è stato affrontato con costanza sulla stampa, con toni spesso rassicuranti. Si è parlato di scelta inevitabile, di nucleare pulito, di sfida per la competitività e la necessaria modernizzazione del nostro Paese. Tuttavia, al di fuori dell’arena politica, il tema non sembra avere ancora scaldato gli animi più di tanto, perché giustamente le persone di buon senso stanno cercando di capire quale sia esattamente questo piano nel dettaglio e quali le conseguenze. Il percorso sarà lungo e non mancheranno le occasioni di discussione e confronto.
Non mi sembra quindi particolarmente utile e tantomeno necessario cercare di creare polemiche, dare pagelle e stabilire graduatorie su chi abbia o non abbia il diritto e i titoli per parlare. Un’informazione aperta ed circostanziata è il minimo che si possa chiedere su un tema come questo, che non è un incontro di calcio e non si esaurisce in un battito di ciglia. Sarebbe quindi meglio evitare inutili e inesistenti polemiche, oggi e in futuro.
E’ vero, io sono solo un «esperto» di fisica delle particelle e non un ingegnere nucleare. Vorrei ricordare che i premi Nobel Fermi e Wigner, i veri scopritori dell’energia nucleare, erano dei fisici come me e che alla base della fisica nucleare vi è proprio la fisica delle particelle, guarda caso. Ricordo anche che in anni non troppo lontani un finto ingegnere mi definiva un «sonoro incompetente» e un «somaro» a proposito delle centrali solari a concentrazione, che oggi si stanno costruendo in tutto il mondo, contribuendo così a fare perdere tempo prezioso e posizioni di punta al nostro sistema industriale.
Come ho detto a Torino, rispondendo ad una precisa domanda di un giornalista, ho la più grande stima di Umberto Veronesi come uomo e scienziato. Da tempo apprezzo e sostengo il suo grande impegno in difesa del ruolo della scienza nel mondo moderno e la battaglia contro l’ignoranza in campo scientifico. Non condivido tuttavia le sue posizioni sulla relativa sicurezza degli impianti nucleari attuali per l’uomo e per l’ambiente. Perché un impianto nucleare non è un oggetto statico che si costruisce e che rimane inoffensivo sul nostro territorio. Perché nessuno al mondo oggi ha risolto il problema di dove mettere le scorie radioattive a lunga vita in luoghi veramente sicuri per il tempo necessario. E perché questo nucleare non è il miglior candidato per una vasta diffusione nei Paesi in via di sviluppo. Su questi temi, è necessario andare oltre le facili affermazioni o le generiche convinzioni basate sul desiderio di emulare un vecchio modello, che ha avuto successo nel passato, ma che presenta gravi incognite per il futuro.
Se si vorranno costruire, con il consenso dei cittadini e nel quadro di un piano energetico articolato, nuove centrali nel nostro Paese, vi è ancora tantissima strada da fare e non si dovranno solo prendere decisioni economiche, politiche e sociali, ma si dovranno anche giustificare le scelte tecnologiche che ci porteranno verso un futuro migliore o segneranno invece un accrescersi delle nostre difficoltà. Da italiano e da scienziato mi auguro che ciò possa avvenire in un clima sereno, attraverso un dialogo responsabile e corretto, basato sulla trasparenza e sull’evidenza scientifica, come la delicatissima materia richiede.

Carlo Rubbia, Corriere della Sera – 31 maggio 2008

Si segnala che il finto ingegnere a cui si allude è il sig. Carlo Regis, di cui si può leggere diffusamente in questo articolo, pubblicato sempre sul Corriere nel 2005: corrieresera_enea_ingegnerefantasmabocciarubbia.
C’è da farsi qualche risata… amara, visto che autore del pezzo è l’ormai famigerato Gian Antonio Stella!…

Un grazie al neo-ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, che dall’alto delle sue competenze si premura di informarci che l’Italia avrà il suo bel futuro nucleare. Intendiamoci, non sono contrario in linea di principio, o per chissà quali motivi legati alla sicurezza: sono ben conscio che la tecnologia avanzi in modo spettacolare e riesca a colmare parecchie falle del passato, e il fatto di studiare fisica dovrebbe (in un futuro, almeno) darmi gli strumenti per essere ancora più consapevole di certi aspetti tecnici della questione.

Rimane il fatto che i problemi irrisolti riportati da Rubbia esistono eccome, e rimarco il fatto che porre prime pietre per centrali di terza generazione fra cinque anni, ossia nel 2013, circa, significa vederle operative non prima del 2020. Il tutto con la garanzia di aver perso l’ennesimo treno per collaborare a progetti di ricerca veramente innovativi (si capisce, se i fondi servono per costruire le centrali, non saranno stanziabili alla ricerca!).
Non sono neanche un sostenitore di qualsivoglia tecnocrazia, tuttavia mi sembra che la questione sia di notevole delicatezza e pertanto meriti che se ne occupi gente provvista di una certa lungimiranza.

Non mi pare che un signore che ha tolto la scorta a Marco Biagi, pure dopo che questi esternò di sentirsi minacciato, sia il candidato ideale… A maggior ragione visto che dichiarò, dopo la sua morte, “A Bologna hanno colpito Biagi, che era senza protezione, ma se lì ci fosse stata la scorta i morti sarebbero stati tre.”.
Già, peccato che Cinzia Banelli, ex brigatista, collaboratrice di giustizia, sottolineò come la scelta di colpire Biagi fu dettata proprio dal fatto che fosse poco protetto, e che, se avesse avuto una scorta, le BR non sarebbero state in grado di ucciderlo. Ipsa dixit…

Alla prossima
Andrea